Maria Carmela Frate – Conferenza UniSalerno
- Perché riqualificare: riutilizzo e riqualificazione dell’esistente come primaria strategia eco-sistemica
Intervenire sul costruito esistente è una necessità dettata da diverse urgenze che generalmente partono da ragioni semplici e individuali, così descritte da Alberto Alessi: «Si costruisce sul costruito semplicemente perché risulta economicamente vantaggioso sfruttare il lavoro già fatto da altri; oppure perché è impossibile ottenere permessi o indici edilizi sufficienti per realizzare nuove costruzioni in zone appetibili come sono spesso quelle dove sorgono gli edifici ‘storici’. Altre volte si decide di adeguare l’esistente per ragioni personali, per salvare la casa di famiglia come un pezzo della propria storia che non si vuole perdere; oppure per ragioni collettive, quando intervenire sull’esistente risulta l’unico modo di ravvivare e di dare permanenza alla memoria culturale cristallizzata negli edifici, senza renderli sterili oggetti da museo»[1]. Le urgenze diventano più complesse se si includono le necessità energetico-ambientali, eco-sistemiche e del benessere psico-fisico. In sostanza, intervenire sull’edificato esistente può diventare un’occasione unica per migliorare le prestazioni del manufatto e del contesto, in particolar modo se si innalzano gli standard qualitativi, fino a equipararli a quelli delle nuove costruzioni, se si migliorano le prestazioni energetiche, se si potenzia la funzionalità globale dell’edificio e se si assumono come dati della riprogettazione i nuovi modelli del vivere contemporaneo e i nuovi profili dell’utenza.
Di conseguenza, riqualificare significa ridare/restituire una dimensione qualitativa a qualcosa di costruito che già esiste e che, per molteplici ragioni, ha perso gli attributi qualitativi originari. Per estensione e in considerazione di mutate esigenze, indica anche l’introduzione di nuove qualità non contemplate all’origine, tra cui quelle eco-sistemiche. È evidente che le operazioni di riqualificazione edilizia debbano essere condotte sul quel costruito esistente di cui si è dimostrata l’opportunità e l’appropriatezza dell’azione di riutilizzo.
Il termine riqualificare, inevitabilmente, include il concetto di “qualità” su cui, in architettura, è fondamentale trovare un pensiero condiviso perché esso spazia da attributi qualitativi tecnici (misurabili) ad attributi qualitativi estetici (non misurabili e variabili per epoca e cultura). In questo testo si farà maggiore riferimento alla necessità di qualità eco-sistemica, considerandola una potenziale matrice di quella estetico-formale, specie se riferita al costruito esistente degradato, dando per scontati gli attributi qualitativi tecnici.
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[1] Cfr Alberto Alessi, Riguadagnare lo spazio, in Materialegno 4, Lo spazio ritrovato, Milano 2011, http://www.promolegno.com/materialegno/03/sopraelevare-sovrapporre/ .

