Uso e riuso dei “Centri Storici”

Maria Carmela Frate, 2010

Già la “Carta di Gubbio” del 1960 metteva bene a fuoco il tema del recupero dei centri storici, concentrando l’attenzione sulle dinamiche tra il centro urbano con valenza storica e il patrimonio storico e ambientale in generale. L’osservazione delle dinamiche di questi ultimi decenni mette ancora più in evidenza come il recupero dei centri storici vada pensato in una dimensione ancora più ampia, ossia all’interno del recupero più in generale delle città esistenti. Le indagini di mercato, peraltro, dimostrano che il miglioramento e la manutenzione del costruito è destinato a essere uno dei settori trainanti dell’economia del settore delle costruzioni.

Oggi, a distanza di 50 anni, i centri storici richiedono una attenzione rinnovata, per mezzi e per metodi. Considerato che la promozione dei centri storici si configura come processo di uso/riuso del territorio,  in questo processo molti centri necessitano di interventi di rivitalizzazione e di rinnovamento delle loro prestazioni spaziali e funzionali, finalizzando le operazioni  a una  migliore vivibilità quotidiana; perciò, in ogni progetto/programma di promozione, i centri storici devono inserirsi con funzioni e ruoli specifici e significativi all’interno delle reti urbane e territoriali,  perseguendo/affermando la propria identità attraverso la valorizzazione delle attività culturali e produttive tipiche che sappiano coniugare il senso della urbs con quello della civitas, attraverso il processo partecipativo della polis.

Valorizzare, dunque, quei luoghi che presentano caratteri di declino ambientale sia sul piano edilizio che sul piano urbano, questo il principale strumento, con l’obiettivo di innescare un processo autonomo di evoluzione che aumenti la residenzialità e l’autosostentamento. Ciò equivale a dire che occorre la qualificazione dello stato fisico di quei luoghi che presentano inadeguatezza funzionale, inadeguatezza nella accessibilità e nella sosta, oppure presentano ambiti dismessi, carenza o fatiscenza delle infrastrutture, dei servizi e delle aree verdi. Tale qualificazione deve prevedere una concreta utilizzazione di spazi e di contenitori esistenti, il recupero delle aree inedificate, degradate o sottoutilizzate, l’eliminazione delle opere o degli edifici incongrui rispetto al contesto; miglioramento dell’accessibilità e della mobilità, riduzione della vulnerabilità sismica e tutto ciò ponendo tra gli obiettivi la sostenibilità ambientale e la cura dei manufatti edilizi. Non vanno esclusi, ma valutati attentamente, opere di ammodernamento e di contemporaneità purché inseriti in un ampio progetto partecipato di valorizzazione e di trasformazione in cui l’innovazione abbia un senso e una efficacia per tutti.

Oltre la qualificazione dello stato fisico di tali centri, va promossa parallelamente la riorganizzazione sociale ed economica delle comunità, riamalgamando anche le nuove presenze che nel frattempo si sono aggiunte e riducendo la perdita di famiglie residenti o di attività economiche e culturali.  Va perseguito il mantenimento, l’insediamento e la valorizzazione di imprese artigiane, turistico-ricettive, di attività direzionali, commerciali e di servizi anche con caratteristiche e spazi innovativi; vanno individuati percorsi culturali e museali definendo modalità di gestione che assicurino forme permanenti di auto sostentamento. Tutto ciò avrebbe l’effetto di ridare senso e significato ai nuclei di antico impianto affrontando le difficoltà di accessibilità e la marginalità spaziale che posseggono. Il programma, perciò, deve essere proiettato a lungo termine e finalizzato a salvaguardare e potenziare tutto ciò che è prezioso e caratteristico della storia dei luoghi (sia fisici che dei comportamenti).

Occorre quindi una logica in grado di guidare e gestire il percorso, pensando a strategie efficaci per una concreta valorizzazione e rivitalizzazione, utilizzando spazi ritrovati o ricalibrati, implementando manifestazioni coerenti con il contesto e valorizzando la quotidianità positiva che già esiste. Quello che conta è restituire agli spazi (grandi e piccoli) una funzione sociale ed economica che sappia mantenere e raccordare anche i comportamenti dell’uomo.

Articolo pubblicato nel 2010

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