Attribuzione
La Porta del leone (la si trova indicata anche come Arco o Portale) è così denominata per la presenza di una scultura lapidea a sembianze leonine posta in sommità; il leone, infatti, era la figura araldica[1] della famiglia degli Alessi, come testimoniato, oltre che nella casa di via Cartolari n.7 a Perugia, anche nel Blasonario perugino e nella tomba gentilizia del Maestro presso la chiesa di san Fiorenzo.
[1] Il leone, infatti, compariva nello stemma araldico degli Alessi, perciò la versione in pietra ha una sua particolare suggestione, tanto che lo sguardo puntato della fiera ha fatto nascere strane leggende popolari: sembrerebbe indicare la posizione di un tesoro.
omissis
Si trattava appunto della villa nei pressi di San Bevignate, denominata «la Marina», valutata 1.000[1] fiorini nella successiva divisione ereditaria dei beni degli Alessi; di questa villa oggi rimane il portale del giardino che, per materiale e disegno, è facilmente riconducibile alla lezione alessiana.
La porta, dunque, sorge fuori dal nucleo urbano storico, in particolare lungo la strada che porta al cimitero comunale monumentale di città, sul lato destro della via, in direzione dell’uscita. Questa era una importante arteria di comunicazione, denominata via Spargente.
Il portale fu costruito su disegno dell’architetto come ingresso di una villa suburbana di sua proprietà, probabilmente modificando precedenti accessi o muri di recinzione, visto che sulla cortina muraria (sia all’interno che all’esterno) si legge nella muratura la presenza di un lacerto di ghiera arcuata.
«Realizzato interamente in laterizio, esso è stato inserito in un muro di cinta più antico (recenti scoperte archeologiche all’interno della Chiesa di S. Bevignate provano l’esistenza della cinta muraria fin dal tempo dei romani), occludendo una preesistente apertura ad arco di cui rimane traccia sulla destra[2]».
La datazione della sua realizzazione è da collocarsi durante una delle tre principali parentesi perugine. Le notizie documentarie collocano Alessi nella sua terra d’origine in questi tre archi temporali:
- Tra il 1542 e il 1548 (realizza l’appartamento del Castellano e la Loggia dorica presso la Rocca Paolina, la Loggia di palazzo dei Priori, la Loggia di Sant’Angelo della Pace, la chiesa di Santa Maria del Popolo, il convento di santa Giuliana ora santa Caterina in corso Garibaldi);
- Qualche mese nel 1567 (realizza il chiostro di san Pietro a Perugia, il tabernacolo ad Assisi, il portale meridionale del Duomo, la Porta del leone, il castello della Pieve del Vescovo);
- Infine tra il 1569 e la sua morte (realizza la Cupola di Santa Maria degli Angeli, la chiesa di San Rufino, la Loggia posteriore di palazzo dei Priori).
«Carico di fama, di onori e anche di ricchezza, il nostro grande concittadino tornò a chiudere l’ultimo periodo della sua vita nella sua città natale. Una lettera di una sua sorella, monaca nel monastero di Monteluce, comincia “Doppo la debita congratulazione della tornata vostra in Perugia, della qual certo me rallegro assai, maxime intendendo che Dei gratia, state bene …” ed è in data del 12 maggio 1563. […] In patria, gli ultimi suoi anni, Alessi li visse signorilmente, ma senza sfarzo: con quella severa e umana dignità corrispondente all’immagine che l’Alberti, il quale lo conobbe di persona, ce ne ha raccomandato»[3].
Si esclude, sia per ragioni stilistiche che per ragioni documentali (anche se indirette), che la Porta del leone possa appartenere al primo periodo. Certo è che i caratteri manieristici tronco-piramidali sono stati per Alessi occasione decorativa in sostituzione della lesena; in alcuni casi assumendo vera e propria forma di erma.
Verosimilmente, la realizzò contemporaneamente al portale laterale del Duomo di Perugia. Procedendo per comparazione cronologica, infatti, si prende come riferimento l’anno 1568 riportato sull’architrave ligneo del portale della cattedrale; da gennaio 1568 a marzo dello stesso anno egli si trovava già a Milano. I documenti, in particolare il pagamento del modellino avvenuto a marzo del 1568, attestano che Alessi avesse già lasciato in Umbria il progetto della cupola di santa Maria degli Angeli, presumibilmente intorno al 1567, mentre la consulenza del Vignola per la stessa cupola risale a marzo del 1569, esattamente un anno dopo il pagamento all’Alessi per il modello, in concomitanza con la posa della prima pietra.
La datazione della Porta del leone, quindi, si ipotizza appena precedente a quella riportata sul portale del duomo di Perugia e ci conferma come l’opera sia da considerarsi matura, progettata quasi a completamento del suo ciclo artistico, quando aveva già raccolto esperienze a Roma, a Genova e a Milano e le aveva sintetizzate in realizzazioni capaci di interagire con il contesto.
[1] A. Rossi, Di Galeazzo Alessi architetto perugino Memorie attinte dai patrii scrittori ed archivi, Perugia 1873, pp. 33-34
[2] A. Frittelli, Dettagli di monumentalità perugina, Perugia, edizioni EraNuova, Giugno 2002, pp. 17-24
[3] R. Belforti, Galeazzo Alessi volle compiere i suoi giorni in Patria, in «Augusta Perusia», 1956, n.17
Lettura dell’opera
L’ingresso solenne, dunque, fu costruito dall’artista per personalizzare e arricchire la sua villa; accentuò qui il linguaggio “rustico” mediante l’uso del mattone, sebbene si ispirò in particolare alla controfacciata e agli stalli della chiesa milanese di Santa Maria presso San Celso. Una rilevazione di dettaglio, eseguita per ora solo a distanza dall’archeologo dott. Adamo Scaleggi che collabora a questo progetto, sembra con buona certezza rivelare la presenza di intonaco nella parte sommitale; se questo trattamento di superficie fosse originario o meno, se sia stato eseguito successivamente per protezione o se sia stato localizzato solo in qualche parte, per ora non è dato saperlo. In fase di esecuzione dei lavori, a ponteggi in opera, potranno aversi maggiori riscontri.
Pur schematizzandoli e semplificandoli, Alessi riprende i motivi delle lesene laterali rastremate e scanalate e la decorazione a dentelli. In verità una similitudine si ritrova anche nella riquadratura delle finestre del giardino pensile di Pieve del Vescovo presso Corciano, restaurata dal Maestro su richiesta del Cardinale Fulvio della Corgna.
La sua particolare lesena è presente anche nel portale sud della Cattedrale di Perugia, nel Palazzo Marino di Milano e, sebbene in misura minore, nella loggia di Villa Cambiàso a Genova.
L’opera conserva intatti alcuni caratteri di originalità che la distinguono dalle altre alessiane; il linguaggio classico su cui in genere queste vengono impostate è in questo caso completamente superato
nell’adesione a una sintassi manieristica (“fare secondo le cose nove[1]”), pur potendosi ben leggere i suoi canoni compositivi di riferimento alla base del suo metodo di progettazione “con proportioni et misure” e “[…] con tutto l’ordine e decoro d’architettura che si conviene[2]”. In sintesi, sulla sua impronta classica, egli sa ben impostare la sua ricerca verso espressioni nuove.
Volendo approfondire i riferimenti geometrico-architettonici su cui impostò il suo progetto, egli qui elabora un partito tradizionale rendendolo complesso. La matrice generatrice, infatti, è un sistema a telaio, sui cui piedritti poggia la trabeazione, anch’essa complessa, organizzata secondo criteri di novità.
I piedritti, pur nella loro robustezza, vengono alleggeriti con lesene scanalate, rastremate verso il basso secondo le direzioni della larghezza e della profondità (come accadeva alle colonne cretesi). Lo stesso capitello si trasforma per diventare una sorta di strozzatura appena sotto la trabeazione, in corrispondenza dei pennacchi dell’arco.
[1] G. Alessi, Il libro dei Misteri, 1565-1569, c. 3 del Ms conservato presso la Biblioteca Civica Farinone Centa di Varallo, Sala delle Edizioni Rare e di Pregio
[2] Ibidem

