I differenti approcci nel contesto europeo: repertori
Come specificato nei criteri enunciati nel capitolo precedente, l’esame delle più importanti esperienze europee è stato condotto raggruppando i casi per similitudine di appartenenza geografica, spesso coincidente con uno specifico approccio metodologico. È stata utile anche la lettura degli esiti dei vari programmi di ricerca che, sebbene non riferiti a interventi realmente attuati, hanno fornito materiale esplicativo relativo a casi pilota e supporto culturale e metodologico ai vari approcci operativi.
Comparando le strategie di riqualificazione utilizzate nei paesi europei esaminati, di seguito riportate sotto forma di repertori, si rilevano similitudini e differenze dettate dalla variegata consistenza del patrimonio residenziale pubblico nei singoli paesi, dagli specifici approcci culturali, dalla lungimiranza con cui sono state messe in campo le risorse per affrontare le problematiche connesse al degrado nonché dalla sensibilità verso l’architettura e i suoi paradigmi estetico-formali.
Tra tutti, emerge l’approccio francese che ha avuto come road map gli esiti della ricerca PLUS commissionata nel 2004 dalla Direction de l’Architecture e du Patrimoine del Ministero della Cultura francese agli architetti Druot+Lacaton&Vassal, supportata successivamente dagli esiti delle varie edizioni dei concorsi del programma REHA, Requalification à Haute performance énérgetique de l’Habitat Collectif, proposti e sostenuti dalle stesse amministrazioni. Il programma, iniziato nel 2008 e tuttora in corso, lo testimonia il continuo aggiornamento del sito web che raccoglie concorsi e iniziative varie, meriterebbe una approfondita trattazione a parte per la qualità e la validità delle proposte effettuate su ambiti reali selezionati come oggetto di concorso. In particolare, in buona parte dei casi francesi al risultato morfologico e alla qualità spaziale ed estetico-formale degli interventi di riqualificazione è stato dato un ruolo fondamentale per il raggiungimento del quale, attraverso strategie additive e sottrattive, le trasformazioni dei volumi originari rappresentano la scelta prevalente perché offrono contestualmente la possibilità di trasformazione dei layout abitativi. L’attenzione al risultato morfologico è stato in linea con la legge sulla qualità architettonica promossa da Mitterand, emanata già nel 1977 e sostenuta e supportata dalle amministrazioni francesi nei vari contesti possibili. Con il ruolo di Presidente della Repubblica assunto nel 1981 dallo stesso Mitterand, si sono avute le promozioni dei “Grand projets” per Parigi da cui si è generata una svolta per l’architettura francese nella scena internazionale, ulteriormente potenziata dalle successive strategie di Sarkozy del 2007 portate avanti con il progetto Le Grand Paris rivolto soprattutto alla riqualificazione delle banlieu. Ugualmente considerevoli sul piano morfologico sono gli interventi effettuati in Germania, in particolare quelli progettati dall’architetto Stefan Forster il quale, partendo da una personale cultura architettonica volta alla riqualificazione e particolarmente attenta agli aspetti morfologici, nei suoi molteplici interventi ha saputo offrire una gamma di soluzioni che hanno prodotto risultati di varia intensità, fino a giungere alla rimodulazione totale di interi edifici “a stecca” attraverso tagli puntuali e cesure, riduzioni volumetriche e strategie additive. In definitiva, gli interventi francesi hanno come priorità la programmazione attuativa e l’impegno sociale a cui concorre anche l’aspetto estetico-formale delle costruzioni; quelli tedeschi, pur condividendo questi obiettivi, sono più orientati, già dal principio, verso la questione energetica.
Più tecnologico l’approccio olandese che, invece, ha dato scarso peso all’aspetto morfologico degli edifici, puntando prevalentemente su inserimenti artistici sia sulle facciate che in punti particolari degli insediamenti, utilizzati nei contesti intensivi come land mark. In Danimarca e nei vicini paesi scandinavi spesso la riqualificazione di contesti urbani ha privilegiato la demolizione e ricostruzione, oppure la demolizione come riduzione della densità abitativa a favore di spazi collettivi, pertanto la comparazione con gli altri paesi, sebbene effettuata, appare limitata. La complessità dei fattori in gioco ha portato in breve tempo alla sperimentazione di un approccio di tipo integrato in cui la singola iniziativa è stata preceduta da un lungo lavoro di preparazione tra cui l’introduzione e la pratica di forme di partecipazione dell’utenza e di concertazione fra tutti gli operatori coinvolti. Nei casi esaminati, tuttavia, emerge un approccio teso all’utilizzo di tecnologie energetiche alle varie scale degli insediamenti.
Nella letteratura di settore si individuano strategie caratterizzate dai luoghi di prevalente utilizzo, conosciute con denominazioni specifiche che di seguito si riportano:
- Il metodo PLUS, derivato dall’esperienza francese di Druot+Lacaton&Vassal, ampiamente esposta nel catalogo omonimo dagli stessi architetti pubblicato, sperimentato in alcuni loro interventi tra cui la torre Bois de Prêtre a Parigi;
- La strategia del RETROFITTIG PASSIV HAUS adottata prevalentemente in Germania a cui si sono rifatti alcuni interventi a Leinfelde;
- La strategia dell’OPEN BUILDING, usata in Olanda che riconduce alla possibilità di considerare l’edificio aperto nel suo perimetro, perciò estendibile ampliando i volumi all’occorrenza; il caso di riferimento è il Voorburg a Rotterdam;
- La strategia della STRATIFICAZIONE A SECCO, intesa come prefabbricazione additiva, che comporta l’indipendenza funzionale, l’assemblabilità e la smontabilità utilizzata in molti casi; si cita per esempio la sopraelevazione a Cinisello Balsamo in provincia di Milano.
In definitiva, attraverso le casistiche esaminate, si riafferma il concetto generale che la riqualificazione edilizia e architettonica è di per sé un’azione ecosostenibile perchè riutilizza il costruito esistente, inteso come risorsa disponibile che ha già fatto uso di altre risorse per essere realizzato. La riqualificazione dell’esistente, infatti, riduce gli sprechi urbani, quali le aree di sedime, le infrastrutture, i servizi; riduce gli sprechi edilizi perché può riutilizzare in tutto o in parte quanto già realizzato, necessita di nuovi materiali solo per ciò che non è più idoneo ai nuovi bisogni, attribuisce un nuovo uso ai materiali recuperati dalle decostruzioni. Con questo processo, la riqualificazione risponde così al ciclico processo di adattamento continuo della città alle necessità che ogni contemporaneità richiede.
Per offrire un quadro di riferimento di più facile lettura, si riportano di seguito le strategie specifiche di ogni paese esaminato, strutturate sotto forma di brevi repertori.
BREVE REPERTORIO DELLE STRATEGIE UTILIZZATE IN FRANCIA E SVIZZERA
Gli approcci francesi alla riqualificazione sono necessariamente partiti dalla revisione dei criteri dimensionali (superficie abitativa) e dei criteri qualitativi dell’edilizia residenziale pubblica in relazione alla tipologia dell’utenza (si consulti al Capitolo 3 l’Indicateur Qualitel per le residenze, nato nel 1974 ed evolutosi in più direzioni, producendo tra l’altro il gruppo di lavoro Cerqual Patrimonie, specifico per il patrimonio esistente). Questo ha consentito la possibilità di ridisegnare e riconfigurare, anche in maniera profonda, gli edifici.
In relazione agli aspetti energetici, il metodo francese Effinergie BBC, nato nel 2006, è usato prevalentemente come strumento di certificazione energetica.
In alcun casi in Francia è stato applicato l’HQE, Haute Qualité Environmentale (2000) che consiste in un sistema di valutazione ambientale che non certifica l’edificio ma il processo. In altri casi è stato applicato il MER (Méthode d’Evaluation Rapide), il primo a nascere negli anni ’70 come sistema di valutazione complessiva delle condizioni degli edifici.
Per quanto attiene agli aspetti eminentemente energetici, nel 1996 in Svizzera viene messo a punto il sistema Minergie protetto da copyright, utilizzato anche in Francia, in Germania, in Austria e in Lussemburgo, a cui dopo segue un metodo parallelo, il SVA (Sistema di Valutazione degli Alloggi) che trova applicazione in Svizzera in fase di progetto quale lista di controllo o strumento di valutazione delle alternative progettuali.
Il metodo svizzero MER Habitat (Méthode de diagnostic des dégradations, des désordres et des manques et d’évaluation des coùts de remise en état des bàtiments d’habitation) è invece uno strumento complesso per la valutazione globale.
I progetti premiati dell’intero programma REHA, divenuti orientamenti pilota, si sono distinti per aver indagato e proposto le seguenti scelte progettuali:
- Diversificazione delle proposte tipologiche “a la carte”, con riferimento alle funzioni e distribuzioni delle unità residenziali; possibilità per gli utenti di esprimere e vedere soddisfatte le proprie esigenze e richieste, anche con variazione di assegnazione di alloggio; adattabilità nel tempo delle unità residenziali;
- Variazione estetico-formale delle facciate con utilizzo di diverse strategie e materiali quali metallo, legno, texture, nuovi colori e cromie, eseguite specie con interventi a secco;
- Involucri incapsulanti tecnologici contenenti impianti; finestre e balconi tipo serre e giardini d’inverno realizzati a secco con sistemi a “placcaggio” o a “paguro”, oppure a “effetto lego-cubo di Rubik”, a sbalzo; il tutto con predilezione per il legno e il metallo;
- Involucri, infissi e schermature energeticamente attivi;
- Brise-soleil e facciate ventilate;
- Aggiunte volumetriche di vario genere quali ampliamenti e sopra-elevazioni in opera, sia prefabbricate che a secco, già equipaggiate e spesso indipendenti dalla struttura esistente, per esempio addossate “vis à vis” o a cavallo;
- Camini di ventilazione;
- Roof garden in copertura, portici e bow-window;
- Densificazioni, diradamenti e sezionamenti delle volumetrie originarie;
- Inserimento di spazi tampone con funzione di moderatori climatici;
- Materiali tradizionali e innovativi a elevate prestazioni energetiche;
- Introduzione di cromie forti sulle facciate.
BREVE REPERTORIO DELLE STRATEGIE UTILIZZATE IN GERMANIA E AUSTRIA
In Germania sono stati istituiti Programmi di riqualificazione per l’Est (2004) e per l’Ovest (2006) che hanno riguardato le diverse scale della città, da quella urbana a quella edilizia. Si annota in particolare il programma tuttora in corso nella città di Hamburg nel quartiere portuale Hafencity.
Gli interventi di ammodernamento residenziale sono stati sostenuti finanziariamente dal Wohnraum Modernisierung Programm (KfW), accessibile sia a operatori pubblici che privati. Contemporaneamente è stata avviata un’importante attività di ricerca e consulenza a sostegno dei progetti di riqualificazione attraverso un organismo che fornisce la base conoscitiva su cui strutturare gli interventi: l’Institut fur Erhaltung und Modernsierung von Bauwerken (IEMB).
In relazione al sistema di valutazione, in Germania è applicato il metodo Passiv Haus, nato a Darmstadt nel 1998, utilizzato anche in Austria e in Italia. Questo metodo è a carattere prevalentemente energetico e tende a trasformare la costruzione in un organismo autosufficiente dal punto di vista energetico.
In particolare, le principali strategie possono così essere sintetizzate:
- In tema di eco-sostenibilità, i risultati delle ricerche utilizzate negli interventi di nuova costruzione, in cui la Germania ha speso tante energie, sono stati trasferiti all’attuazione nei programmi di riqualificazione, sia nel settore specifico del risparmio energetico che nella produzione di qualità ambientale in senso ampio, non escludendo l’utilizzo di fonti rinnovabili.
- La considerevole densità abitativa degli insediamenti intensivi, soprattutto nella ex DDR, è stata ridotta attraverso la demolizione selettiva di interi edifici o di loro parti, in maniera da distribuire e riorganizzare le funzioni residenziali in maniera più adeguata, anche in relazione a criteri di bioclimatica.
- Anche in Germania il raggiungimento della qualità residenziale ha transitato per la diversificazione dell’offerta abitativa e per il miglioramento estetico-formale, intervenendo con azioni di sottrazione di volumi e riconfigurazione degli organismi edilizi attraverso varie strategie, dalla creazione di ampie cesure per interrompere la continuità visiva degli edifici in linea, fino a giungere alla demolizione di interi piani o alla trasformazione delle tipologie a forte densità abitativa in maisonettes e townhouse
- L’introduzione di ampie aree verdi e di spazi tampone (serre e giardini d’inverno) sia a servizio dell’intero comparto che delle singole unità residenziali, hanno integrato il necessario ammodernamento degli impianti tecnologici
- Le facciate, migliorate sul piano energetico, hanno subito trasformazioni sia a livello di superficie, ottenute con variazioni cromatiche a toni forti, che a livello di volume, ottenute con l’inserimento di terrazzini quasi sempre tenuti da tiranti di ancoraggio, o con l’inserimento di moderatori climatici.
- Gli effetti morfologici e le nuove configurazioni degli edifici sono il risultato non tanto di indirizzi generali quanto soprattutto della creatività di alcuni architetti.
BREVE REPERTORIO DELLE STRATEGIE UTILIZZATE IN OLANDA
Operazioni di urban renewal sono iniziate fin dagli anni ’80, specie nei quartieri residenziali di notevoli dimensioni con problematicità sociali (operazione Big City)
La spinta propulsiva agli interventi di riqualificazione e la diffusione di buone pratiche è stata data anche dall’assegnazione del NPR (National Prjis Renovatie).
È un grande sostegno alla ricerca sui questi temi l’attività condotta dall’Università Tecnologica di Delft che si focalizza soprattutto sugli aspetti tecnici e tecnologici.
In relazione agli aspetti di carattere prevalentemente energetico, in Olanda nel 1995-2000, è stato elaborato dal BOOM Office di Delft il metodo DCBA, utilizzato originariamente in maniera sperimentale nell’insediamento Ecolonia di Stefan Kroll; in relazione alle performace tecniche, le azioni contemplano il miglioramento dell’isolamento termico delle facciate esistenti e la sostituzione degli infissi; raramente le Housing Association inseriscono pannelli solari o fotovoltaici perché il ritorno economico riguarda solo i residenti e non le loro economie di gestione. In particolare le strategie si possono così sintetizzare:
- La sostenibilità è intesa soprattutto sul piano energetico e acustico per cui prevalgono gli interventi di restyling.
- L’approccio olandese, partendo dal miglioramento tecnologico dell’involucro include la demolizione totale o parziale o selettiva, l’inserimento di nuovi alloggi in copertura, nelle testate o ai piani terra degli edifici.
- La filosofia di base è rivolta più al miglioramento fisico, funzionale e del comfort (qualità funzionale) e molto meno a quello estetico-formale: la ripetitività di tali insediamenti trova a volte un certo consenso tra i residenti.
- Sono privilegiati interventi alla base (piani terra, ascensori, ingressi) che scandiscono la differenza con la parte alta, generalmente ridipinta o rivestita; sulle testate campeggiano spesso murales; i parapetti prediligono materiale traslucido per aumentare l’illuminazione delle residenze; il carattere degli interventi tende più verso l’immagine architettonica in coerenza, raramente in rottura con il quartiere.
- L’approccio ecosostenibile privilegia la sperimentazione dei processi, della gestione e dei prodotti, finalizzati al marketing degli alloggi (Neighbourhood Branding).
- Sono contemplate la riorganizzazione dell’accessibilità all’edificio, agli alloggi e agli spazi comuni e interventi più complessi che coinvolgono la diversificazione delle dimensioni degli alloggi con operazioni di accorpamento o suddivisione di più unità immobiliari e di addizioni volumetriche (differenziazione abitativa).
- Secondo una ricerca olandese del 2005, i fattori di successo sono la cooperazione tra i vari attori, le soluzioni innovative rispetto a specifici problemi, i sussidi economici per la realizzazione, la partecipazione attiva degli abitanti raccordata con la passione dei professionisti.
BREVE REPERTORIO DELLE STRATEGIE UTILIZZATE IN DANIMARCA E NEI PAESI SCANDINAVI
Per provvedere alla perdita di qualità abitativa rilevata negli anni ’90 (non solo sul patrimonio recente ma soprattutto su quello più storico) il Ministero danese dell’Edilizia e delle Politiche Urbane ha avviato un programma denominato “Project Renovering Program”.
Il coinvolgimento di tutti gli abitanti è spesso il fulcro del progetto e inizia fin dalle prime fasi. Gli incontri tra i residenti, gli architetti e le amministrazioni servono a parlare e discutere sulle trasformazioni e sugli spazi comuni.
L’Istituto di ricerca danese delle costruzioni, ha messo a punto un sistema informatizzato, il Building Enviromental Assessment Tool (BEAT 2000), al fine di fornire un data-base di valori quantitativi riferiti all’ambiente, ad esempio il ciclo di vita dei materiali da costruzione, le fonti energetiche e le emissioni di gas serra.
La valutazione energetica avviene attraverso l’Energy Rating.
In Svezia è stato sviluppato il Life Cycle Assessment Tool (LCA – Tool), a seguito della crescente richiesta dei committenti di una valutazione ambientale dell’intero ciclo di vita dell’edificio ex ante.
In Finlandia dal 2000 è attivo il metodo PIMWAG.
Nelle riqualificazioni edilizie, prevale l’approccio tecnologico teso soprattutto al contenimento energetico, in particolare per l’Heating e per la Domestic Hot Water, e alla soluzione di inefficienze funzionali degli spazi; l’attenzione alla qualità estetica non è tra i primi obiettivi ma è il risultato di soluzioni tecnologiche. In particolare:
- Gli interventi prediligono la dimensione urbana e il ridisegno di interi insediamenti, anche con interventi demolitori considerevoli, per fare posto a spazi collettivi e di socializzazione che aiutino a superare le barriere etniche conseguenti alle grandi migrazioni che ci sono state negli anni.
- Spesso gli spazi collettivi sono serre climatiche a supporto dell’insediamento; giardini e aree gioco strettamente connesse alle residenze e in uso a tutti i residenti fanno da collante funzionale e architettonico degli insediamenti residenziali.
- Sono molto utilizzate le serre come regolatori climatici per l’apporto di energia passiva ed energia attiva.
- L’apporto solare è utilizzato come sistema di pre-riscaldamento dell’acqua (Heating e DHW).
BREVE REPERTORIO DELLE STRATEGIE UTILIZZATE IN GRAN BRETAGNA
In relazione ai temi di questo studio, si annota che nel 1990 nasce il sistema BRE-EAM, British Research Establishment-Environmental Assessement Method (all’origine specifico per le nuove costruzioni), per la valutazione energetico-ambientale che prevede 5 rating: pass, good, very good, exellent, out standing.
Tra le azioni messe in campo, si cita il programma governativo “Retrofit for the Future”, avviato dal Technology Strategy Board (TSB) dal 2009 al 2013, attraverso cui sono stati effettuati molti interventi “Whole house”, metodo olistico nel quale l’interazione fra il nuovo e l’esistente è in grado di garantire elevati livelli prestazionali.
L’agenzia nazionale per l’abitazione e la rigenerazione urbana (Homes and Community Agency) è dotata di un Affordable Housing Programme e attraverso l’HQI e il D&QS (Design and Quality Standard) valuta i progetti
Nel 1998 viene definito l’HQI, l’Housing Quality Indicator, promosso e istituito dall’agenzia governativa Housing Corporation per valutare i progetti di edilizia residenziale, che include anche aspetti di ecosostenibilità; è nato specificamente per gli interventi di nuova costruzione.
Il Metodo EPQR (Energy Performance Indoor Environmental Quality and Retrofit) è frutto di una ricerca europea in ambito JOULE (1996-1998), coordinata dal BRE del Regno Unito.
Le esperienze in Gran Bretagna riguardano raramente i grandi insediamenti residenziali, anche perché la ricostruzione post bellica non ha avuto la stessa portata e la stessa consistenza di quie paesi che dalla guerra sono usciti devastati. Gli insediamenti residenziali intensivi post bellici riguardano soprattutto edifici realizzati in prossimità di nuove industrie e spesso non utilizzano la tipologia multipiano e multiresidenziale ma quella unifamiliare seriale.
- Il raggiungimento della qualità residenziale ha transitato per la diversificazione dell’offerta abitativa.
- È stata data attenzione al contesto e alla memoria storica del luogo.
- Gli interventi si sono focalizzati principalmente sul concetto di retrofit tecnologico, sia come percorso di miglioramento prestazionale che come strumento per ridurre i consumi energetici e di conseguenza le emissioni di gas-serra.
- Il miglioramento estetico-formale è stato limitato prevalentemente a interventi di restyling di superficie in cui gli effetti cromatici o di mutamento di materiale hanno avuto un ruolo prevalente.

