La nostra visione dell’Ordine

Un Ordine ha senso se restituisce valore alla comunità che rappresenta. Vogliamo un Ordine che sappia scegliere, che costi meno quando può costare meno e che trasformi le proprie risorse in opportunità, tutela e qualità professionale.

Un Ordine professionale ha senso se riesce a essere utile alla comunità che rappresenta. Ogni anno gli iscritti versano una quota, rispettano obblighi, dedicano tempo alla formazione e partecipano, direttamente o indirettamente, alla vita di un’istituzione che parla anche a loro nome. È quindi legittimo chiedersi quale valore ritorni agli iscritti e quale ruolo l’Ordine debba svolgere nella vita professionale quotidiana.

Noi partiamo da questa domanda. Non immaginiamo un Ordine che debba moltiplicare attività, commissioni, eventi e patrocini per dimostrare di essere presente. Immaginiamo un Ordine che sappia scegliere. Alcune funzioni sono essenziali e devono essere svolte bene. Altre possono essere delegate a strutture organizzate. Altre ancora possono essere abbandonate se non producono un beneficio riconoscibile per la professione.

La nostra idea è quella di un Ordine trasparente nelle decisioni, sobrio nell’organizzazione, più attento nell’uso delle risorse e autorevole nei rapporti con le istituzioni. Vogliamo che l’Ordine costi meno quando può costare meno. Quando una riduzione dei costi non è possibile, vogliamo che la quota pagata dagli iscritti si traduca in servizi, opportunità e strumenti di valore percepibile.

Vogliamo anche che l’Ordine contribuisca a creare condizioni migliori per il lavoro. Non pensiamo che possa distribuire incarichi o sostituirsi al mercato. Pensiamo però che possa favorire concorsi, mettere in relazione professionisti e imprese, sostenere occasioni culturali e istituzionali, migliorare il rapporto con la pubblica amministrazione e aiutare i colleghi a non rimanere isolati.

Su questa idea proponiamo sette impegni. Sono impegni verificabili. Non vogliono diventare un elenco di promesse, ma una traccia di lavoro sulla quale chiediamo di essere giudicati.

1. Trasparenza reale

La trasparenza non deve essere un adempimento formale. Deve diventare il modo ordinario con cui l’Ordine assume e comunica le proprie decisioni. Ogni iscritto deve poter sapere quali temi vengono discussi, quali scelte vengono fatte, come vengono utilizzate le risorse economiche e secondo quali criteri vengono sostenute iniziative o affidati incarichi.

Per questo proponiamo la pubblicazione sistematica degli ordini del giorno, delle deliberazioni e dei verbali del Consiglio, con i soli limiti imposti dalla legge, dalla tutela dei dati personali e dalla necessaria riservatezza delle questioni che la richiedono. Proponiamo inoltre che gli iscritti possano assistere alle sedute del Consiglio nelle parti in cui non esistano ragioni giuridiche o sostanziali che lo impediscano.

La trasparenza riguarda anche la possibilità di leggere i verbali che dovranno essere redatti elettronicamente. E dovranno essere riscritti con maggiore chiarezza alcuni Regolamenti interni.

Vogliamo inoltre rendere pubblico, con cadenza annuale, lo stato di attuazione del programma. Il Consiglio dovrà indicare quali obiettivi sono stati raggiunti, quali sono ancora in corso, quali non sono stati realizzati e per quali ragioni. In questo modo il programma non terminerà il giorno delle elezioni, ma resterà uno strumento di verifica durante tutto il mandato.

Alla trasparenza degli atti vogliamo affiancare una maggiore diffusione delle responsabilità. Presidente, segretario e tesoriere devono essere eletti ogni anno e noi intendiamo utilizzare realmente questa cadenza per favorire una rotazione programmata delle principali cariche. La continuità deve appartenere al Consiglio e al programma, non alla permanenza delle stesse persone nelle stesse funzioni.

La rotazione non deve produrre instabilità. Deve produrre conoscenza. Più consiglieri devono conoscere direttamente il funzionamento amministrativo ed economico dell’Ordine. Le responsabilità devono circolare e la cultura amministrativa deve diffondersi. Un’istituzione è più forte quando non dipende da poche persone.

2. Le quote, per ricevere più valore

La quota annuale di iscrizione deve essere la più bassa possibile compatibilmente con la stabilità economica dell’Ordine. Se l’equilibrio del bilancio consente una riduzione strutturale, riteniamo che questa scelta debba essere affrontata con decisione.

Se una riduzione significativa non fosse sostenibile nel tempo, allora l’Ordine deve porsi una seconda domanda: quale valore concreto riceve ogni iscritto a fronte della quota che versa? La risposta non può essere una lunga lista di attività. Deve essere fatta di servizi utili, informazioni affidabili, opportunità, tutela e strumenti che un singolo professionista avrebbe difficoltà a ottenere da solo.

La solidità economica dell’Ordine è un valore e deve essere preservata. Tuttavia un patrimonio finanziario non può diventare un fine in sé. Le risorse devono essere utilizzate con prudenza, ma anche con una strategia riconoscibile. Ogni nuova spesa deve avere una finalità precisa e ogni investimento deve produrre un beneficio verificabile.

La sede non deve essere un simbolo di prestigio. Deve essere uno spazio funzionale, accessibile e dignitoso. Deve poter ospitare incontri, formazione, attività culturali e relazioni istituzionali. Soprattutto deve trasformare nel tempo una spesa corrente in un bene della comunità professionale: Una Casa dell’Architettura. Nel senso della stabilità, che riteniamo un valore, siamo disponibili a valutare l’acquisto di una sede. Ma eventualmente questa come altre non può che essere una decisione di Assemblea generale e questa valutazione.

Questa scelta dovrà essere inserita in un piano economico trasparente che distingua con chiarezza il patrimonio, la gestione corrente e i progetti straordinari. Non vogliamo finanziare costi permanenti con risorse eccezionali. Vogliamo usare le risorse con prudenza e con una visione di medio periodo.

3. Un Ordine essenziale

Nel tempo ogni Ordine tende ad accumulare attività. Si aggiungono commissioni, patrocini, eventi, adempimenti e iniziative. Ciascuna attività può sembrare limitata, ma la somma produce dispersione e sottrae tempo alle questioni davvero importanti.

Noi proponiamo un criterio semplice. Ogni attività deve dimostrare una relazione chiara con le funzioni dell’Ordine o con un interesse riconoscibile della professione. Se questa relazione non esiste, l’attività non dovrebbe assorbire risorse economiche, tempo dei consiglieri o attenzione istituzionale.

Questo vale anche per i patrocini. Il nome dell’Ordine ha un valore e non deve essere utilizzato come una formula di cortesia. I patrocini devono riguardare iniziative che hanno un rapporto diretto con l’architettura, il paesaggio, la città, il territorio, la cultura del progetto o le condizioni nelle quali gli architetti esercitano la professione.

Lo stesso principio deve valere per il lavoro amministrativo. I consiglieri devono assumere decisioni, rappresentare i colleghi, costruire rapporti istituzionali e verificare l’attuazione del programma. Non è ragionevole che una parte consistente del loro tempo venga assorbita da attività seriali che richiedono continuità organizzativa e possono essere svolte da strutture dedicate.

La gestione dei crediti formativi rappresenta il caso più evidente. La formazione professionale è diventata un vero lavoro amministrativo. Non può continuare a poggiare sulla buona volontà dei consiglieri. La nostra prima opzione è affidare alla Fondazione Umbra per l’Architettura il maggior numero possibile di attività operative connesse alla formazione, lasciando all’Ordine le responsabilità e le funzioni che devono rimanere istituzionalmente in capo ad esso.

Se questo assetto non fosse interamente possibile, almeno il lavoro amministrativo deve essere professionalizzato e affidato a una struttura adeguata. Il Consiglio deve governare. Una struttura organizzata deve amministrare. Questa distinzione permette di utilizzare meglio il tempo e di offrire agli iscritti procedure più chiare e risposte più rapide.

4. Più soazio ai giovani

L’ingresso nella professione è uno dei momenti più difficili. Nei primi anni i redditi sono spesso più bassi, le occasioni sono meno stabili e la struttura professionale è ancora fragile. Nello stesso periodo si sommano la quota di iscrizione, l’assicurazione, la previdenza, la formazione e gli altri costi necessari per lavorare.

Proponiamo quindi una riduzione significativa della quota dell’Ordine per i primi tre anni di iscrizione. Non consideriamo questa scelta un gesto di favore. La consideriamo un investimento sulla continuità della comunità professionale.

La riduzione della quota, però, non è sufficiente. Chi entra nella professione ha bisogno anche di orientamento. Per questo vogliamo costruire un programma di orientamento che approfondisca i temi principali della professione: i costi di uno studio professionale, le opportunità fiscali con focus su quelle legate alle forme associative, la necessità di costruire un profilo previdenziale, la deontologia professionale, le necessità e gli obblighi assicurativi.

Vogliamo inoltre favorire occasioni di confronto con colleghi più esperti e momenti di incontro tra giovani professionisti. Un Ordine non può costruire le carriere individuali, ma può evitare che ogni nuovo iscritto debba imparare tutto da solo e può creare occasioni nelle quali possano nascere collaborazioni.

Vogliamo avvicinare i giovani all’Ordine fin dall’inizio della professione. Per questo proponiamo incontri periodici dedicati ai nuovi iscritti e una maggiore apertura delle attività e dei gruppi di lavoro alla loro partecipazione. Vogliamo che i giovani prendano parte alla vita ordinistica, contribuiscano con le proprie idee e costruiscano fin dai primi anni un rapporto di familiarità con l’istituzione.

La fragilità, naturalmente, non riguarda soltanto i giovani. Un professionista può attraversare una fase di difficoltà economica o lavorativa in qualsiasi momento della propria vita. Per questo vogliamo studiare, anche con Inarcassa, sindacati e altri soggetti, strumenti di sostegno e orientamento per i colleghi che si trovano in condizioni di maggiore difficoltà.

Una comunità professionale non si misura soltanto nei momenti di crescita. Si misura anche nella capacità di non lasciare completamente soli i propri membri quando attraversano una fase difficile.

5. Creare occasioni di lavoro

L’Ordine non può promettere lavoro agli iscritti. Non può distribuire incarichi e non deve scegliere chi debba lavorare. Può però utilizzare una parte delle proprie risorse per aumentare il numero delle occasioni nelle quali il lavoro professionale può nascere.

Questa distinzione è importante. Il problema della professione non è soltanto la scarsità degli incarichi. È anche la scarsità delle situazioni nelle quali la qualità del progetto può essere richiesta, confrontata e premiata. I concorsi sono ancora pochi, molte amministrazioni hanno difficoltà a organizzarli e il mercato tende a polarizzarsi tra strutture molto grandi e una vasta rete di studi piccoli o individuali.

Vogliamo quindi sostenere concretamente i concorsi di progettazione. Una parte predeterminata delle risorse dell’Ordine potrà essere destinata, attraverso modalità trasparenti e giuridicamente corrette, a rendere possibili nuove procedure. L’intervento potrà riguardare il cofinanziamento dei premi, il supporto di un esperto nella redazione dei bandi, l’organizzazione della procedura o il sostegno ai costi delle commissioni giudicatrici.

L’Ordine non deve sostituirsi economicamente alle amministrazioni. Deve intervenire quando una risorsa limitata può funzionare come leva e può rendere possibile un concorso che altrimenti non partirebbe. Un piccolo investimento può generare premi, incarichi, qualità progettuale e opportunità professionali di valore molto superiore.

Una seconda linea riguarda il rapporto con il mondo produttivo. Molti lavori nascono quando un’impresa decide di costruire, ampliare, riqualificare o trasformare i propri spazi. Spesso, però, le imprese non conoscono le competenze che gli architetti possono offrire e gli architetti non conoscono i programmi di investimento delle imprese.

Vogliamo quindi organizzare eventi di matching tra professionisti e sistema produttivo umbro e dell’Italia centrale. Non immaginiamo convegni generici, ma incontri costruiti intorno a esigenze concrete. Le imprese potranno presentare programmi e problemi. Gli architetti potranno presentare competenze ed esperienze. L’Ordine creerà lo spazio dell’incontro e poi resterà neutrale rispetto alle eventuali relazioni professionali che nasceranno.

Il rapporto già esistente con UmbriaFiere può diventare uno strumento importante. Vogliamo utilizzarlo per costruire eventi più mirati al progetto, alla trasformazione degli spazi produttivi, all’innovazione e alla qualità dell’architettura. L’obiettivo non è fare più eventi. L’obiettivo è creare relazioni che oggi non esistono.

Vogliamo anche rendere più visibile la migliore architettura realizzata in Umbria. Proponiamo una mostra periodica e itinerante, costruita attraverso una selezione aperta, criteri pubblici e una giuria prevalentemente esterna all’Ordine. La mostra dovrà uscire dagli spazi istituzionali e raggiungere Comuni, università, fiere e luoghi frequentati da imprese, amministratori, studenti e cittadini.

Mostrare buona architettura significa anche creare una domanda più consapevole. Quando un committente vede esempi di qualità, comprende meglio che cosa può chiedere a un professionista. La cultura dell’architettura non è quindi separata dal lavoro. Può contribuire a generare lavoro migliore.

Infine vogliamo affrontare il tema della frammentazione degli studi. Molti professionisti lavorano in strutture piccole, che possono possedere competenze elevate ma non tutte le specializzazioni necessarie per affrontare procedure complesse. L’Ordine può creare occasioni neutrali di incontro tra professionisti con competenze complementari, senza costruire aggregazioni artificiali e senza indicare chi debba collaborare con chi.

La nostra idea è semplice: l’Ordine non deve distribuire lavoro. Deve moltiplicare le occasioni nelle quali il lavoro può nascere.

Molte decisioni che incidono sulla vita professionale degli architetti vengono assunte fuori dall’Ordine. Le norme regionali, le procedure amministrative, i bandi, la previdenza, le politiche urbane, gli investimenti pubblici e le trasformazioni del mercato vengono definiti da istituzioni e organismi differenti.

Per questo un Ordine che parla soltanto con sé stesso è un Ordine debole. Vogliamo costruire una presenza istituzionale più stabile, senza confondere ruoli e competenze.

Il rapporto con Inarcassa deve essere più stretto. Lo stesso vale per la Rete delle Professioni Tecniche, per i sindacati professionali e per gli altri organismi di rappresentanza. Ogni soggetto deve mantenere la propria funzione, ma problemi come previdenza, equo compenso, affidamenti pubblici, concorsi, giovani professionisti e rapporti con la pubblica amministrazione richiedono spesso un’azione coordinata.

Vogliamo inoltre rafforzare i rapporti con Regione Umbria, Provincia di Perugia, Comuni, Università degli Studi di Perugia, Accademia di Belle Arti e con le altre istituzioni che intervengono sul territorio. Non ci interessano protocolli celebrativi o tavoli che esistono soltanto sulla carta. Ci interessano sedi di confronto costruite intorno a problemi concreti.

L’Ordine deve portare in queste sedi l’esperienza quotidiana degli iscritti. Deve segnalare procedure che producono difficoltà sistematiche, proporre soluzioni, promuovere concorsi, discutere di rigenerazione urbana, qualità dell’architettura, rapporti tra professionisti e amministrazioni, formazione e trasformazioni del mercato.

Vogliamo rafforzare anche la presenza dell’Ordine nei diversi territori della provincia. Alcune sedute del Consiglio potranno svolgersi periodicamente in sedi territoriali periferiche della provincia di Perugia, accompagnate da momenti di ascolto degli iscritti locali. Questi incontri consentiranno al Consiglio di conoscere più direttamente le esigenze dei colleghi e le specificità dei territori in cui lavorano.

Un Ordine autorevole non è quello che parla più spesso. È quello che viene ascoltato quando parla, perché le sue posizioni sono competenti, motivate e rappresentative della comunità professionale.

7. Rilanciare la Fondazione e aprire l’Ordine all’Europa

La Fondazione Umbra per l’Architettura può essere una risorsa importante, ma deve avere una missione chiara. Se esiste una Fondazione dedicata all’architettura, deve produrre cultura, formazione, relazioni e progetti. Non deve essere un doppione dell’Ordine e non deve vivere soltanto di attività occasionali.

Vogliamo quindi chiarire il rapporto tra Ordine e Fondazione e dare alla Fondazione una decisa autonomia, che deve funzionare anche come strumento di coinvolgimento dei colleghi umbri, sia nella governance che nelle attività. L’Ordine deve mantenere le proprie funzioni istituzionali. La Fondazione deve diventare una struttura operativa capace di organizzare formazione, iniziative culturali, mostre, ricerca, rapporti con università e programmi europei.

Le eventuali risorse attribuite alla Fondazione devono essere collegate a obiettivi, programmi e risultati verificabili. Il finanziamento non può essere automatico e neppure episodico. Deve corrispondere a una missione condivisa e a un programma di attività riconoscibile.

La formazione può rappresentare una delle funzioni principali della Fondazione, ma non deve esaurirne il ruolo. Una Fondazione per l’architettura deve contribuire alla cultura del progetto, creare relazioni, portare esperienze esterne in Umbria e offrire agli architetti umbri occasioni per confrontarsi con altri contesti. Deve anche rappresentare una voce sufficientemente libera nel panorama culturale e amministrativo umbro.

Da qui nasce anche la proposta di costruire rapporti stabili con Ordini, organismi professionali, università e fondazioni europee, Fondazione Inarcassa. Non ci interessano gemellaggi formali. Preferiamo poche relazioni effettive, capaci di generare scambi tra giovani professionisti, collaborazioni tra studi, partecipazione a programmi europei, confronto sui concorsi e conoscenza di esperienze di rigenerazione urbana e di trasformazione del territorio.

L’Europa deve produrre occasioni. La gestione precedente ha già avviato questo percorso e non vogliamo disconoscere nulla, ma l’Europa deve portare opportunità dentro la nostra comunità professionale e deve consentire agli architetti della provincia di entrare in reti che oggi possono apparire lontane. Se non produce relazioni, conoscenze o possibilità concrete, resta soltanto una parola.

Non un Ordine che faccia tutto. un Ordine che sappia scegliere ciò che serve, farlo bene e rendere conto dei risultati

Questi sette impegni non devono rimanere un documento elettorale. All’inizio del mandato vogliamo trasformarli in un programma operativo pubblico, con obiettivi comprensibili e uno stato di attuazione periodicamente aggiornato.

Non tutto dipenderà dal Consiglio. Alcune proposte richiederanno accordi con altri soggetti, verifiche normative o condizioni economiche che oggi non possono essere conosciute con certezza. Questo non deve diventare un alibi. Deve diventare un motivo in più per rendere conto delle decisioni.

Gli iscritti dovranno poter sapere che cosa è stato realizzato, che cosa è in corso, che cosa non è stato ancora realizzato e che cosa non può essere realizzato nella forma originariamente prevista. In quest’ultimo caso il Consiglio dovrà spiegarne le ragioni.

Il criterio con cui vogliamo essere giudicati è semplice. Alla fine del mandato l’Ordine dovrà essere più trasparente, più sobrio, più utile e più presente nei luoghi in cui conta esserci. Gli iscritti dovranno pagare meno se sarà possibile e dovranno ricevere più valore quando la quota resterà invariata. I giovani dovranno incontrare meno ostacoli all’ingresso. I professionisti dovranno trovare più occasioni di relazione, cultura e lavoro. Le risorse dovranno essere utilizzate con maggiore chiarezza.

Non proponiamo un Ordine che faccia tutto. Proponiamo un Ordine che sappia scegliere ciò che serve, che sappia farlo bene e che sia disposto a rendere conto dei risultati.

Consulta online

https://scala1-1.netlify.app/?fbclid=IwY2xjawUwqxpleHRuA2FlbQIxMQBwZG9mAXNydGMGYXBwX2lkEDIyMjAzOTE3ODgyMDA4OTIAAR7nW77aHp097alir_w-7LgT_O_-TGc-KnIW5vEmhUfPuKln40joa_Sf7aQB2A_aem_iePuGm0iDyasMZcXjJZ2eg

Rispondi