Proposta per il riallestimento della Galleria Nazionale dell’Umbria

RI-ORGANIZZAZIONE DEL PERCORSO DI VISITA DELLA GALLERIA

Maria Carmela Frate architetto, consulenze e collaborazioni: Ginevra Becchetti, ingegnere civile, Jean-François Lerasle, grafico interior e visual designer, Cristiana Sargentini, storico dell’arte e archivista 

Anticamera Perugino-1

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Biglietteria/bookshop/caffetteria – Sebbene non espressamente richiesto nell’invito, si sottolinea nuovamente come la biglietteria/bookshop ormai appaia inadatta alla GNU, per dimensione e per tipologia funzionale. Essa, infatti, rappresentando sia un luogo di vendita che un luogo di bigliettazione (dunque dovrebbe fungere da info-point e invito in Galleria) vede prevalere l’aspetto commerciale a discapito di quello espositivo.

Entrambi sono importanti, il primo perché le pubblicazioni della Galleria (insieme a tutte le altre pubblicazioni di arte umbra) hanno una importanza strategica; il secondo perché “introduce” alle meraviglie della Galleria; perciò meriterebbero entrambi spazi più ampi e dedicati. Si propone quindi di restituire questo spazio interamente alla biglietteria, corredandolo di piccoli angoli di accoglienza con sedute dalle linee morbide e video wall a forte impatto visivo (o semplicemente con smart tv di ampie dimensioni) che proiettano brevi “anticipazioni” del percorso di visita, suggestioni sulla storia della Galleria, incluse immagini di alcune opere nei depositi e disegni non esposti, con possibilità di essere interattivi.  In questo stesso spazio si collocherebbe il guardaroba, posizionandolo defilato dietro al video wall.

Si propone di traslare il bookshop nelle sale contigui poste a piano terra (accessibili dal vano anti-ascensore), ossia quelli che affacciano su via della Gabbia, integrandolo con una piccola “library” dotata di “Caffetteria della Galleria”, come ormai accade in tutti i musei: si prenda per esempio la libreria/caffetteria del MAXXI a Roma, continuamente frequentata anche da visitatori che qui indugiano nella lettura. Questa riorganizzazione consentirebbe anche un accesso secondario da via della Gabbia.

Sala orologgio

È evidente che una scelta di questo genere, certamente molto funzionale alla Galleria, debba essere valutata insieme agli uffici comunali.

Itinerario tra biglietteria e ingresso alla Galleria – Facendo prevalere l’accesso attraverso l’ascensore (perché più diretto rispetto alla biglietteria), si ritiene fondamentale che lo spazio antistante l’elevatore meccanico venga riallestito con una grafica a parete (indicazioni, logo e colori estrapolati da alcuni dipinti “caposaldo”) in grado di segnalare anticipare qualche suggestione per la visita; le pannellature metalliche che schermano gli impianti, attualmente nere, andrebbero smorzate cromaticamente e andrebbe potenziata la luminosità anche con inserimento di pannelli indicatori ricavati da superfici traslucide (policarbonato, plexiglass,  vetro). Per chi, invece, sceglie di percorrere lo scalone, si propone di fare brevi accenni cromatici sulle pareti, ispirandosi alla gamma della tavolozza di Piero della Francesca (o del Perugino), in maniera che facciano da invito visivo verso le sale della Galleria (e verso il Comune).

Senso di percorrenza della visita – E’ stata esaminata la possibilità di invertire il senso di percorrenza della visita partendo dal terzo per giungere al quarto piano, questo per valutare eventuali migliorie funzionali, anche in relazione al percorso cronologico, alla dimensione delle sale e delle opere; tuttavia l’accesso angusto, disagevole e tortuoso del terzo livello con offre alcuna possibilità di concreto miglioramento e questo lo rende praticamente inadatto, anche perché elimina quel senso di “accoglienza” alla visita che invece questo progetto vuol dare. Inoltre, sebbene non percepibile da tutti i visitatori, questo richiamo al wrightiano “percorso in discesa” (come nel Guggenheim) riteniamo sia un aspetto positivo da conservare, specie se viene connesso – visivamente e percettivamente – mediante interventi cromatici sulle pareti ed elementi di arredo che rinviano all’uscita pedonale attraverso lo scalone e la porta a vetri scorrevole. In questo modo lo spazio “conclusus” della Galleria – di cui si è detto in premessa – rafforza la sua identità e autonomia, arricchendosi anche dello spazio delle scalinate.

Ingresso alla visita – La criticità rilevata all’inizio del percorso (il riferimento va al quarto livello che rimane quindi l’inizio del “viaggio artistico”) è riassumibile nell’assenza di “identità e di identificazione” visiva e funzionale; attualmente il visitatore non viene accolto ma si trova immediatamente scaraventato dallo scalone alla vista dei dipinti, perdendo la percezione della spazialità della più bella sala della Galleria. La qualità e ariosità della sua architettura (ma anche la sua appartenenza al nucleo principale di palazzo dei Priori) la colloca in posizione primaria,  luogo in cui il visitatore può familiarizzare con tutto: opere, spazi interni, vista sulla città, itinerari, dispositivi digitali. Ciò premesso, vanno qui individuati due poli, uno riferito al personale di sala dove inizia il vero e proprio percorso di visita, l’altro contenente “opere manifesto” (si propone come opera principale la tavola opistografa di Monteripido del Perugino, unitamente ad alcune opere scultore) scelte tra quelle che maggiormente rappresentano la storia artistica dell’Umbria. Il tratto di parete contiguo alla scala potrebbe essere dotato di grande schermo interattivo (oppure di video wall) ad andamento concavo. Questi due poli si propongono intercalati con sedute d’arredo ad andamento circolare poste in posizione più centrale, mentre i gradoni di muratura sotto ai finestroni, rivestiti orizzontalmente con materiale antimacchia (per esempio linoleum) fungono – opportunamente distinte – sia da salita per gli affacci panoramici che da sedute. Insieme a quelle circolari, anche queste sedute consentiranno di immergersi nelle opere iconiche dell’Umbria, intese come “manifesto” della Galleria; qui il visitatore potrà organizzare il percorso di visita mediante dispositivi, guide, video ma anche di volgere lo sguardo sulla città e verso il panorama. In questo modo il salone sarà facilmente adattabile a sala conferenze che, negli ultimi tempi, sono sempre più numerose.

Percorso –  Si rinviano i criteri storico-artistici espositivi e quelli percettivi ai paragrafi successivi, esaminando qui l’aspetto funzionale e sequenziale degli spazi, sebbene essi non possano essere disgiunti, perchè uno è conseguenza dell’altro.

Livello 4°: prendendo per corrette le piante rese disponibili e considerata fuorviante la funzionalità della saletta 1a, si ritiene che vi siano elementi per ipotizzare che la parete sottile che la separa dalla sala 2 sia rimovibile oppure che vi si possa aprire un varco (con evidente necessità di verifica in fase esecutiva) così da collegarle ed ovviare anche al disorientamento che indurrebbe a entrare nella sala 21. Questo consentirebbe anche di mettere in relazione gli affacci opposti valorizzandoli, anche in relazione al fatto che si tratta del sovrappasso di via dei Priori; il passaggio tra la sala 1 e la sala 21 dovrebbe essere parzialmente schermato con pannello, se necessario apribile (per esempio vetro, metallo, altro). Lo stesso si può ipotizzare per la parete tra la sala 15 e la sala 9, valutando qui la sua eliminazione/riduzione con la sostituzione mediante pannello di vetro al solo scopo di ampliare lo spazio visivo. Parimenti si ritiene che in fase esecutiva si debba valutare la possibilità di eseguire aperture di luce (anche alte) mediante il cavedio a ridosso del tesoro. Il percorso a questo livello prosegue semplificando e riducendo per quanto possibile la tortuosità che oggi si percepisce; per quei vani di passaggio non più utili al percorso di visita, previa verifica delle vie di fuga, si propone l’utilizzo come nicchie bifronte dentro cui collocare sculture oppure oggetti artistici coevi alle opere esposte nelle singole sale. Infatti in questo progetto la sala del tesoro e le teche dei tessuti verrebbero smontate ed eliminate, gli oggetti verrebbero esposti seguendo il criterio (cronologico e misto) adottato nelle varie sale della pinacoteca, ma con un programma di riduzione e di continua rotazione che consenta di eliminare la ripetitività e monotonia di oggetti simili, alternando quindi la pittura con la scultura e le arti applicate. Si suggerisce di valutare la possibilità di integrare nel percorso l’attuale deposito Nottiani, anche con saltuari laboratori dedicati. Le due sale 18 e 21 (salone di Tiberio Crispo e cappella dei Priori), entrambe autonome storicamente e artisticamente ma del tutto simili per la loro configurazione a pianta quadrata, verranno collegate visivamente e percettivamente con accorgimenti cromatici a parete (è prevista la eliminazione del pannello nero posto a tergo dei frammenti di Agostino di Duccio, mentre i ferri per cialda verranno parzialmente distribuiti seguendo l’ordine cronologico). Nella sala 18 il collegamento con la loggia dell’Alessi (voluta dallo stesso Tiberio Crispo) avverrà attraverso il potenziamento delle informazioni presenti nel totem interattivo. A questo piano la relazione visiva con la strada principale si avrà dalla loggia dell’Alessi (sale 7 e 10 che dovranno avere una percezione unitaria); contemporaneamente dall’esterno si dovrà percepire la sua importanza mediante nuovi oscuramenti dotati di accorgimenti cromatici visibili dalla strada. La vista panoramica verso valle si avrà dallo spazio vetrato della sala 19 e dal corridoio successivo, luoghi quindi anche di pausa se corredati di qualche morbida seduta. A questo piano il visitatore percorre circa 330ml, più della metà dell’intero itinerario, pertanto è necessario creare “pause”: esse potranno diluirsi nella sala 18 e nella sala 21, con l’utilizzo di sedute morbide e colorate posizionate al centro.

Livello 3°: nell’attuale sala 22 giungono la scala e il montacarichi che le attribuiscono automaticamente il senso di zona di transito/servizio dove male si collocherebbe l’esposizione di opere. Essa, quindi, dovrà proseguire la funzione di accoglienza e, con proiezioni, totem interattivi e altro avrà il compito di introdurre il visitatore all’arte del Rinascimento e ai principali Maestri (Perugino e altri). Anche per meglio caratterizzare questo periodo artistico, la superficie pavimentata lapidea dalla sala 22 alla sala 27 (tutta a unico livello e sottoposta rispetto al restante percorso), inclusi i sovrastanti corridoi, verrà modificata con posa di materiali resinosi stesi con spatola che non richiederranno grossi interventi murari (di questo si dirà in seguito). La traslazione della collezione Martinelli in altra sede (si potrò valutare con il Comune la sua collocazione presso Palazzo della Penna) consentirà di riadeguare gli spazi e di diluire le opere, attribuendo loro maggiore importanza. A questo piano la connessione visiva con la città (sia verso est che verso ovest, trattandosi nuovamente del sovrappasso su via dei Priori) è prevista nella sala dell’orologio (o di Capitini) che avrà quindi anche funzione di “pausa”; oltre alle sedute, qui saranno collocati grandi pannelli interattivi e touch che consentiranno di consultare, oltre ai disegni e altre opere della Galleria non esposte, anche l’archivio dei disegni e i documenti del fondo Capitini, recentemente digitalizzati dall’Archivio di Stato di Perugia (come anticipato a giugno 2018 nel corso dell’inaugurazione del restauro degli appartamenti Capitini posti al 5° piano del palazzo). A seguito del restauro di tali appartamenti, si potrà valutare di tanto in tanto la visita al campanile attraverso la scala a chiocciola posta nella sala dell’orologio, una volta verificate le condizioni di sicurezza per farlo. Verso valle, invece si ripropone la vista dalla sala 36, simile a quella che si ha dal sovrastante salone 1, così da ricollocare il visitatore nello spazio urbano e nello spazio della Galleria. Molto interessante percettivamente è la possibile connessione visiva del percorso di visita tra la saletta 34 e il pianerottolo dello scalone, già presente ma non valorizzata. Tra le pareti della Galleria se ne sceglieranno alcune (scelte sia in relazione alle opere che alla funzione degli spazi) da trattare o con tinte decise o con riproduzioni ingrandite di particolari delle opere.

Un punto nodale è rappresentato dalla sala 37 e dalla sua connessione con la sala 38, perché su due livelli diversi, perciò separate da una rampa che induce all’uscita invece di suggerire la prosecuzione della visita. Questo può essere ovviato con grafica a parete e a pavimento che mette in relazione gli spazi. Le sale 38, 39 e 40, defilate rispetto all’intero percorso, potranno avere una funzione distinta per esempio contenere le opere rappresentative dal Seicento all’Ottocento e ai primi del Novecento ma dovrà essere consentita al visitatore la vista attraverso la finestrina che affaccia sulla sala dei Notari. Questo particolare punto di vista unico potrà essere anticipato già nella grafica di passaggio tra le sale 37 e 38. Per la sala 39 in particolare si suggerisce la funzione di laboratorio di restauro con eventuale didattica dedicata. Il pianerottolo di uscita consente di prendere l’ascensore o di proseguire a piedi attraverso lo scalone: questa seconda via pedonale deve essere allestita per offrire una gamma di percezioni positive, sia estetiche che storico-artistiche, deve suggerire le viste sulla città e deve re-invitare a tornare in Galleria. In particolare, alla fine del percorso si propone, perché utile e interessante, una postazione in cui il visitatore possa esprimere giudizi, valutazioni e suggerimenti sulla visita alla Galleria appena conclusa. La collocazione più idonea è al 3° livello, appena fuori dall’uscita, dove l’ampio pianerottolo, adeguatamente allestito, consente di accogliere le postazioni idonee al caso. Si annota che la porta a vetri scorrevole riportata in pianta è erroneamente collocata tra porta e ascensore; essa infatti sta a metà dello scalone tra il secondo e il terzo livello.

Servizi – Resta fermo il blocco servizi posto al 4° piano accanto alla sala Podiani; occorre però valutare in fase esecutiva la possibilità di posizionare un secondo blocco possibilmente al 3° piano. Sebbene non visitabili durante il sopralluogo, si ritiene che debbano essere esplorati e verificati gli ambienti posti oltre la sala 28.  Qui si dovrà valutare la collocazione di servizi igienici ma anche l’allestimento di aule didattiche e di una nursery per bambini dai 3 anni in su (come ha recentemente fatto il museo archeologico di Spoleto) per facilitare la permanenza delle giovani famiglie. Questa scelta in posizione defilata consentirebbe di raggruppare in un unico polo quelle attività un po’ rumorose che arrecherebbero disturbo ai visitatori. Nelle aree di pausa devono essere previste postazioni per ricaricare i dispositivi mobili.

Elementi edilizi – Il sopralluogo ha evidenziato la presenza di controsoffitti, a volte troppo bassi, connessi con la presenza dei condotti per gli impianti di climatizzazione. È evidente che intervenire sulla controsoffittatura richiederebbe anche una valutazione e revisione dell’impiantistica, cosa non richiesta nella presente offerta. Tuttavia in fase di progetto esecutivo si potrebbero effettuare verifiche più approfondite e individuare possibilità di intervento per poter ridurre/rialzare le pannellature orizzontali ed eliminare l’effetto di compressione visiva. Se l’impiantistica presente non è tecnologicamente interessante, si può ipotizzare di sostituirla con altra più avanzata da lasciare anche parzialmente a vista attraverso pannellature orizzontali di altro materiale, rendendo così visibile anche le strutture murarie se meritevoli. In relazione alla condensa sulle ampie finestre verso corso Vannucci, valutate le risorse finanziare, si potranno esaminare specifiche modalità di intervento.

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