Alcune note sulla fine della consiliatura

Le ragioni delle mie dimissioni dal Consiglio dell’Ordine

Alle colleghe e ai colleghi che vorranno leggere.

E’ trascorso circa un mese dalle mie dimissioni da componente del Consiglio dell’Ordine; ho lasciato decantare le cose (e anche la mia amarezza) e ora, per dovuta trasparenza, riporto le mie ragioni. Non avendo visto accolta la mia richiesta all’Ordine di inviare agli iscritti tutto il carteggio delle dimissioni, trovo necessario provvedere in forma autonoma. Questo epilogo, atto estremo di un anno faticoso in cui si è stratificata perdita di fiducia nelle capacità gestionali, richiede l’esplicitazione da parte mia di alcune precisazioni, quali garanzia di trasparenza e pari opportunità nella comunicazione, affinché ogni iscritto possa avere autonomia di giudizio nelle proprie valutazioni. È del tutto evidente che quanto qui contenuto riguarda i fatti e non le persone.

Parto dalle vicende connesse alle dimissioni ma mi esprimerò a margine anche sull’andamento di 12 mesi di Consiglio perché i fatti contribuiscono a spiegare l’impossibilità di proseguire nella consiliatura.

DIMISSIONI

I fattori scatenanti. In data 06 luglio 2026 in extremis è stato convocato un Consiglio di Presidenza con lo scopo di segnalare al Consiglio Nazionale – entro il 7 luglio – alcuni nominativi per Commissioni di lavoro. Data la mia assenza (a tutti nota), per PEC ho inviato le mie proposte/riflessioni, da allegare al verbale. Senza delibera di Consiglio, i nominativi (da me in parte non condivisi perché da anni ripetitivi) sono stati comunicati al CNAPPC, privi di delibera di Consiglio.

il 13 luglio 2026 è stato convocato il Consiglio con un odg di n.13 punti, tra cui la “ratifica” ex post dei sopracitati nominativi designati. Sul punto ho votato contro sia per metodo adottato che per merito, evidenziando ancora una volta che l’unico soggetto deliberante è il Consiglio dell’Ordine.

Tra voti a favore, voti contrari e astenuti, si sono palesati segni di disequilibrio generale.

Il 15 luglio sono giunte, per me inaspettatamente, le dimissioni di Stefano Tini, prot. 663 (qualche mese prima si era già dimessa Federica del Zoppo)

Il 17 luglio ho inviato per PEC la mia lettera di sostegno al Consigliere/Vice-presidente Stefano Tini contenente l’invito al Consiglio a respingere le sue dimissioni al fine di discutere collegialmente e approfondire le questioni emerse, prot. 672.

Sempre il 17 luglio, dopo qualche ora dalla mia missiva, nonostante altre richieste di respingere le dimissioni (prot. 671), ci è giunta la convocazione di seduta di Consiglio per il 22 luglio 2026 (prot. 673): all’odg, disposto di prassi dal Presidente e dal Segretario, si legge “dimissioni di arch. Stefano Tini: presa d’atto” seguite dalla surroga del primo dei non eletti. Considerato che a Stefano Tini la convocazione non è stata inviata, non è stato difficile constatare che, senza discussione consiliare, si davano per acquisite le sue dimissioni, non un rinvio/annullamento della seduta di Consiglio, nessun accoglimento delle richieste di discussione; nulla, nessun ripensamento. Solo silenzio.

17 luglio – Dopo serrato confronto con gli altri colleghi, constatate n.2 dimissioni provenienti dalla stessa compagine (del Zoppo, Tini) e vista per l’ennesima volta l’indisponibilità al confronto, abbiamo concluso che quella esperienza consiliare poteva considerarsi conclusa, perciò le dimissioni rappresentavano il gesto estremo per interrompere un andamento egemone che, per un anno intero, non ha inteso dare segni di serenità e di autentica collaborazione. La sera del 17 luglio si contavano n.6 lettere di dimissioni (Tini, Baccarelli, Benedetti Frate, Vitiello, Broccolo); in sostanza il Consiglio, unitamente alle tre cariche istituzionali, veniva sfiduciato, l’esperienza si concludeva lì. A seguito di questo, il 20 luglio, i n.5 Consiglieri residui hanno sottoscritto una lettera di richiesta di ritiro delle dimissioni, rivolta ai n.6 dimissionari, lettera (a parere non solo mio) del tutto priva di assunzione di responsabilità, pertanto dal sapore prevalentemente strumentale. Il 21 luglio le n.6 dimissioni sono state confermate.

Il 22 luglio è stata dichiarata la decadenza del Consiglio e il 23 luglio, con una lettera definita “di cortesia istituzionale”, Venerucci comunicava ai dimissionari la decadenza del Consiglio. Come è noto, in queste circostanze, Presidente, Segretario e Tesoriere restano in carica per le attività ordinarie, in attesa della nomina di un Commissario e della indizione di nuove elezioni.

Sorvolando su improvvide comunicazioni riguardanti la decadenza del Consiglio veicolate a mezzo stampa-social, riporto gli ultimi passaggi formali:

  • 4 agosto, prot. 734, Lettera della Presidente agli iscritti, con un lungo allegato descrittivo contenente una unilaterale ricostruzione dei fatti;
  • 7 agosto, mia PEC con richiesta di trasmissione agli iscritti del carteggio riguardante le dimissioni, secondo un principio di trasparenza e pari opportunità
  • 7 agosto, prot. 743, diniego della richiesta precedente perché “non rientra tra le attività di ordinaria amministrazione” che l’Ordine può eseguire attualmente.

Da questo epilogo, che mi ha messo nella condizione di non poter esprimere la mia posizione attraverso canali istituzionali, emerge la mia necessità di comunicare il mio punto di vista e le mie ragioni. Al fine di inquadrare meglio la mia scelta, è necessario descrivere l’andamento di un anno di consiliatura.

REPORT DI 12 MESI DI CONSILIATURA: LUGLIO 2025-LUGLIO 2026

Mi sono candidata all’interno di un raggruppamento, su richiesta di colleghi.

L’Ordine, organo periferico del Ministero di Giustizia, è ente di diritto pubblico; sulla sua esistenza o meno si può discutere, sono disponibile al confronto. Per ora esiste ed è bene farlo funzionare nel miglior modo possibile; ho proposto tre temi fondamentali intorno ai quali, nel raggruppamento, vi è stata coincidenza e condivisione:

  • Tema amministrativo: trasparenza e condivisione nella gestione della SmartArkAcademy, della FUA e dell’Ordine, dunque partecipazione agli iscritti dei processi decisionali del Consiglio, con una attenzione verso i giovani iscritti;
  • Tema istituzionale: porsi come istituzione che instaura rapporti virtuosi con le altre istituzioni, escludendo ogni autoreferenzialità e ogni personalismo;
  • Tema culturale: intendendo con ciò “cultura della Professione”. Personalmente ritengo che gli aspetti di cultura architettonica debbano essere condivisi e promossi insieme alla FUA, fondata a controllata dal Consiglio dell’Ordine.

Luglio 2025 – I due raggruppamenti candidati (A e B) hanno visto come esito 6 eletti del gruppo A (de Leo, del Zoppo, Rossi, S. Tini n. 567, Tognaccini, Venerucci) e 5 eletti del gruppo B (Baccarelli, Benedetti, Broccolo, Frate, Vitiello).

Per anzianità anagrafica e di iscrizione ho avuto il compito di presiedere la seduta di insediamento. Con spirito collaborativo, ho contattato e incontrato preliminarmente Venerucci per trovare una linea comune, ritenendo che (con un risultato 6 a 5) la responsabilità delle tre cariche istituzionali (Presidente, Segretario, Tesoriere) dovesse essere proporzionalmente condivisa. La risposta è stata negativa: chi “vince” prende tutto perché 6 a 5 vuol dire “avere vinto”.

Date queste premesse ostative e poco collaborative, dovendo presiedere l’insediamento, mantenendo un approccio per quanto possibile equilibrato, ho opportunamente approfondito norme e regolamenti (anche consultandomi con legali) onde non commettere errori procedurali, né verso il gruppo A né verso il gruppo B. Il tutto è riportato in una mia relazione di apertura di insediamento (verbale di Consiglio del 18.06.2025). I riferimenti normativi in vigore, citati nella relazione, sono i seguenti:

  1. Regio Decreto 2527 del 1925 (in particolare art. 28 comma 3 e comma 4)
  2. DLL n.382 del 1944, art 2
  3. Regolamento del Consiglio dell’Ordine redatto e approvato nel 2023 (consultabile nel sito del ns ordine) in cui si estraggono i seguenti principi che esprimono la volontà del Consiglio che ha redatto il nostro Regolamento: Ogni voto è palese (art. 5); Non può esprimere voto chi ha un interesse personale (art. 12); In caso di parità il voto del presidente è doppio (art. 13 comma 1).

Il gruppo A non ha inteso corrispondere al Regolamento, perciò, nell’ottica egemonica di maggioranza che domina la minoranza, le cariche istituzionali sono state attribuite tutte al gruppo A (Venerucci, Tognaccini, Rossi).

Il ricorso al Tar promosso da alcuni candidati ha rivelato la non sostenibilità di quanto contenuto nel vigente Regolamento del Consiglio dell’Ordine. Si è preso atto di questo, con la conseguente necessità di modifica del Regolamento, modifica che non è mai stata calendarizzata.

Visto l’iniziale atteggiamento non collaborativo, avrei potuto dimettermi subito ma non l’ho fatto. Ognuno ha i suoi metodi e ho inteso utilizzare la “moral suasion”, mi è più congeniale, con l’obiettivo di rispondere a chi mi ha votato portando avanti gli obiettivi proposti, auspicando di giungere a un Consiglio degno di questo nome. Tuttavia ha prevalso l’approccio egemone. Spiace qui ricordarlo (ancora una volta): l’unico soggetto deliberante è il Consiglio dell’Ordine. Il Presidente è il portavoce del Consiglio.

La mancanza di volontà da parte del gruppo egemone di tendere a un Consiglio armonico e partecipativo è testimoniata dalla rada frequenza dei Consigli (1 ogni 30-40gg a intervalli irregolari), convocati spesso in extremis, con molti punti all’ordine del giorno, con sospetti di decisioni prese “a priori” fuori dal Consiglio, a scapito della discussione consiliare. Talvolta sono stati intercalati da “Consigli di Presidenza” (18 agosto 2025, 22 settembre 2025, 29 settembre 2025), ristretti al gruppo egemone, le cui scelte venivano portate a passiva ratifica. È bene specificare che il Consiglio di Presidenza è un semplice strumento di lavoro, pertanto ha la sola funzione pre-istruttoria e non è organo deliberante.

Segnalata da me l’improprietà di questo procedere, nel mese di ottobre 2025 mi è stata estesa la partecipazione al Consiglio di Presidenza; ho accettato con il solo scopo di incidere sulle questioni di metodo e di ricondurre le scelte nel giusto alveo (27 ottobre 2025, 22 dicembre 2025, 30 gennaio 2026, 03 aprile 2026).

Permanendo zone poco note e poco chiare, ho richiesto – insieme ad altri 4 Consiglieri – che venisse messa a disposizione tutta la documentazione storica riguardante la SmartArkAcademy (prot. 639 del 25.07.2025). A seguito del diniego da parte del segretario Paolo Tognaccini (a suo parere un consigliere deve fare procedura di accesso agli atti motivando la richiesta, vedi prot. 681 del 14.08.2025), ho reiterato la richiesta con Nota scritta del 25.08.2025.

Dopo poco, avendo toccato con mano inappropriatezze nella gestione della SmartArkAcademy (in breve SAA), ho costituito un gruppo di lavoro per approfondire ruoli e responsabilità di questa piattaforma che, va sottolineato, è di esclusiva proprietà del Consiglio dell’Ordine ma è gestita da altro soggetto ETS (Ente del Terzo Settore denominato Eligere Futuro). Cosa era accaduto? In agosto 2025, senza alcuna richiesta di permesso e autorizzazione, sulla piattaforma SAA ho trovato pubblicati video di corsi sul Restauro del Moderno da me progettati, coordinati e svolti per conto del Centro Studi Mastrodicasa. Questi corsi erano stati già messi online ad accesso libero su altro sito tecnico da parte del Centro Studi. La SAA offriva questi corsi in forma gratuita agli iscritti presso l’Ordine di Perugia e a pagamento per gli iscritti presso altri Ordini. Ho segnalato l’inappropriatezza al Consiglio con Note al verbale di Consiglio del 25.08.2026. Con fatica dopo alcuni mesi, tramite la Consigliera Federica del Zoppo (responsabile della formazione), il gruppo di lavoro è riuscito ad avere a disposizione buona parte della documentazione riguardante la SAA che, ancora una volta, ha mostrato l’approssimazione nella gestione, con rischi di responsabilità giuridiche a carico del Consiglio dell’Ordine, dunque anche mie (vedi Report finale prot. 148 del 19.02.2026). Poco dopo Federica del Zoppo, del tutto inaspettatamente, si è dimessa dal Consiglio Prot. 180 del 26.02.2026 (sostituita da Federica Fabiani che, come nelle migliori dinastie, per automatismo ha ereditato anche tutto il tema della formazione). In ogni caso, fino all’ultima seduta di Consiglio del 13 luglio 2026, non è stato fornito lo Statuto dell’ETS Eligere Futuro a cui l’Ordine avrebbe dovuto ri_affidare la gestione della piattaforma.

Ho richiesto che i Consigli fossero convocati con cadenza settimanale e/o quindicinale, sempre lo stesso giorno, per assicurare la maggiore presenza e partecipazione possibile (per es. Mercoledi pomeriggio, giorno di rientro pomeridiano delle Segretarie). Non è mai avvenuto, i Consigli sono stati convocati sempre in maniera improvvisa ed estemporanea, in differenti giorni e differenti orari.

Ho richiesto e dovuto insistere affinché tutta la corrispondenza fosse resa nota a tutti i Consiglieri e, finalmente dopo mesi, ciò è avvenuto ma solo per la corrispondenza in entrata, diretta al Consiglio, con dubbi di completezza informativa, in particolare in relazione a quella ricevuta dalla Presidenza ma di competenza del Consiglio.

Ho avanzato richiesta di redazione di verbali in formato digitale (prot. 961 del 17.11.2025). Mai avvenuto.

Ho sostenuto la proposta di Bruno Broccolo di pubblicare nel sito dell’Ordine (almeno nell’area riservata agli iscritti) l’o.d.g. dei Consigli e, se non i Verbali, almeno le Delibere di Consiglio. Non è mai avvenuto.

Ho proposto Consigli aperti agli iscritti e Riunioni plenarie, onde favorire la partecipazione. Nulla di fatto.

In merito al Bilancio dell’Ordine, pur votandolo, ho espresso la mia contrarietà all’acquisto di una sede perché operazione lunga e onerosa. Mi sono tuttavia adoperata presso Ater che aveva in corso l’elencazione di propri beni da alienare/locare. È mio parere che le “positività” del bilancio debbano essere utilizzate per la riduzione delle quote e per l’attivazione di attività culturali (anche attraverso la FUA) e per attività di tutela della professione. Di “Casa dell’Architettura” in Consiglio non si è mai fatto cenno.

In merito alla FUA, sebbene messo all’odg del Consiglio del 02.04.2026 su richiesta di Bruno Broccolo, il tutto si è concluso con un nulla di fatto, permanendo indefinitezze e aleatorietà nella gestione amministrativa, economica e nei programmi. In particolare, la modifica dello Statuto e alcuni rilievi, fatti dai Revisori di quel momento, meritavano approfondimenti sostanziali. Non è mai stato messo all’odg il rinnovo del cda, previsto entro 6 mesi dall’insediamento del Consiglio. Sui Bilanci della Fondazione il Consiglio dell’Ordine non è mai stato informato.

CONCLUSIONI

Vale la pena sottolinearlo: il pensiero critico non consiste nel dubitare sempre e comunque di tutto. Consiste anche nel saper distinguere i fatti dalle ipotesi e la ricerca della verità dalla volontà di demolire qualcuno. In sostanza il pensiero critico non è scetticismo distruttivo. Significa valutare le prove in modo chiaro, separare i dati reali dalle supposizioni e cercare la verità con onestà intellettuale anziché attaccare gli altri.

Ciò premesso, ho dovuto prendere atto che la “moral suasion” non è stata efficace; continuare in questo clima divisivo, senza un concreto e condiviso progetto istituzionale, amministrativo e culturale, non giovava alla mia dignità di Consigliere e dunque alla dignità di un Ordine. La scelta di dimettermi, per me sofferta e persino dolorosa, a questo punto è stata necessaria e doverosa. Resto a disposizione di chiunque voglia approfondire.

Maria Carmela Frate

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