(abstract per call for paper La città nuda, 2014)
Le nostre città possiedono due immagini simboliche: il centro storico con le stratificazioni del passato e della memoria collettiva e l’espansione urbanizzata quale espressione tecnocratica della modernità e delle tecnologie. Tra la città e la campagna, terza immagine, spesso non si individuano chiari rapporti tra pieno e vuoto.
Le città storiche posseggono resistenze nei confronti delle mutazioni del centro storico. Le strade, il suo tessuto urbano, i palazzi sono così ricchi di valori che privarsene appare un gesto teso alla perdita d’identità. Qui il valore dei luoghi rappresenta la misura e stabilisce i termini dei nuovi interventi: un valore può essere sostituito solo da un altro valore che sia almeno identico o superiore.
Di contro, nelle aree di espansione della “modernità”, sono stati collocati il commercio, la sanità, la produzione, l’istruzione, il tempo libero (oltre la residenza) e reti infrastrutturali. In assenza di “tipi” a cui fare riferimento, è venuta meno quella ricerca della misura e dei termini degli interventi.
In definitiva, il tessuto compatto della città storica, i rapporti equilibrati tra spazi pubblici e spazi privati contraltano con una specie di paesaggio urbanizzato composto dalla sommatoria casuale di residenze, di attività economiche e di servizio, collegate dalle reti infrastrutturali
Nella “città intermedia” (con caratteristiche a metà strada tra la città storica e la periferia) le azioni umane, pur trovando quel luogo adatto per accadere[1] (e accadono forse anche più facilmente che nella città storica), stentano a trovare connotati e identità riconoscibili. Dunque come intervenire in questi luoghi? Quale è il progetto della città nuova? Nessuna differenza, come in ogni progetto.
Se nei “componimenti poetici” i pensieri, le idee, gli impulsi si compongono attraverso una corretta tecnica espressiva consapevole della grammatica e della sintassi, della metrica e dell’armonia, così l’Architettura compone lo spazio attraverso le sue regole e la sua grammatica. La misura, la proporzione, il modulo, il ritmo, la simmetria geometrica o delle masse (o il loro contrario) costituiscono solo alcune delle regole grammaticali che diventano sistema estetico. La bellezza è dunque un fattore intrinseco all’Architettura: non estetismo puro quanto sistema di conoscenza sensibile che possiede quell’insieme ordinato e organico di elementi interdipendenti che concorrono alla struttura di un codice di comunicazione: bellezza di sistema e non di immagine. Il valore figurativo dell’Architettura diventa così conseguenza di altri fattori. Tettonica, modellazione dello spazio, materia e texture, concavità e convessità, tutti oggetto di percezioni sensoriali ed emotive, concorrono alla “poetica” dell’Architettura, ossia alla discriminante tra Architettura e semplice attività del costruire: una sorta di plus-valore che diventa anche etica, dunque Architettura come espressione artistica e filosofica.
[1] Christian Norberg- Schulz

