Restauro, recupero e storie di architetture

Introduzione

(estratto dal Capitolo 4 del libro Restauro e conservazione del patrimonio storico, Dario Flaccovio editore, 2009) https://www.darioflaccovio.it/libri-architettura-bioarchitettura/466-recupero-architettonico-restauro-edifici-storici.html?search_query=frate+maria+carmela&results=3 

[…]     Non esiste nella storia dell’architettura una sola gerarchia ma molte ve ne sono, di tipo qualitativo e di tipo quantitativo, perciò non c’è alcuna valenza culturale nel trasferire immagini del presente su quelle del passato (e viceversa). Ne consegue che non c’è un’estetica del restauro da perseguire come fine ultimo dell’intervento. Se la fabbrica è un organismo architettonico vivo e non un reperto archeologico da custodire, nuove necessità si sono poste nell’arco della sua vita e nuove necessità si porranno in futuro, insieme a nuove istanze estetiche a esse connesse. I principi estetici, dunque, non hanno  valenza etica, anche perché le necessità estetiche e quelle storiche non sono slegate, né può essere privilegiato e perseguito uno solo dei due obiettivi,  escludendo l’altro. Ipotizzare, quindi, un criterio da porre alla base degli interventi di restauro che ci provenga dalla sola storia stilistica dell’edificio è completamente errato. Essa non è in grado di dare certezze nei criteri di selezione, essa non costituisce un corretto e completo punto di riferimento, tant’è che alcuni linguaggi architettonici considerati validi in un’epoca sono stati ritenuti rimovibili in altre epoche. L’indagine storiografica, invece, se condotta criticamente e oggettivamente, induce alla considerazione che ogni parte di un organismo potrebbe essere importante, indipendentemente dall’epoca che l’ha vista realizzata. Il fulcro del ragionamento è proprio la necessaria e giusta consapevolezza del ruolo della storia, perché il rischio è di scadere in una sottocultura della conservazione che salvaguarda gusci svuotati della materia antica.

I tentativi di costruire un modello ottimale di riferimento, basato su assunti definitivi, hanno prodotto prescrizioni e ricette non convincenti. Le questioni, invece, devono riguardare la possibilità di un metodo scientificamente fondato per il progetto di conservazione e restauro, con la consapevolezza di essere sempre in un continuo stato di ricerca e di doversi confrontare sempre con situazioni diverse e autonome, semmai simili e ricorrenti, ma mai identiche, e che la conoscenza in questo settore, avanzando sempre più, ci offre tante casistiche da studiare e non da emulare. Bisogna evitare ogni formulazione teorica proveniente dal campo della critica e delle ideologie; il restauro non da risposte definitive, l’universo dei quesiti resta sempre aperto e da esplorare. Per tutte queste ragioni non è possibile parlare di teoria(e) del restauro ma di nuovi processi di maturazione della cultura del restauro.

La conoscenza e la massima confidenza con le tecniche della tradizione sono alcuni dei pochi assunti che non possono essere ignorati. Solo la conoscenza dell’organismo edilizio e del funzionamento di questa macchina consente di dare vigore alle tecniche e di trasmetterle. Molti manuali del recupero e del restauro sono stati pubblicati, alcuni di carattere generale altri specifici e regionali, tutti estremamente validi. La casistica di riferimento in essi contenuta è piuttosto vasta e frequentemente è raccolta e catalogata per tipologie affini. Questi manuali costituiscono tanti piccoli tasselli del processo di maturazione della cultura del restauro, rappresentano la cultura del nostro tempo che si esprime anche attraverso il recupero e la valorizzazione della storia, in particolare attraverso il recupero della cultura materiale. Il riferimento pedissequo a questi manuali però può risultare pericoloso se il loro contenuto non viene esaminato con oggettività: non deve essere inteso e utilizzato solo come esperienza ripetibile da parte di chi non sa e opera attingendo senza senso critico e senza elaborazione personale. A questi manuali occorre associare numerosi repertori di interventi, possibilmente inclusivi di una verifica e di una valutazione  a posteriori, che siano in grado di effettuare anche operazioni di ripensamento.

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