Conoscere il Novecento

Maria Carmela Frate, 2009

Il rischio di deperimento e di demolizione è comune a molte costruzioni moderne. Ignorate nella loro consistenza e nel loro valore storico-architettonico, vengono alterate e manomesse, incongruamente ammodernate e addirittura demolite. Fondamentale per impedire questo processo è la condivisione del loro valore e della loro portata, la consapevolezza e la conoscenza, lo studio e l’approfondimento delle tematiche di cui sono portatori. Perciò una pur debole traccia del significato culturale di questo periodo e di questa produzione architettonica va individuata e perseguita.

Nel periodo storico tra le due guerre, in cui possiamo collocare buona parte di architettura del Moderno,  in Italia coesistevano due energie culturali contrapposte: da un lato la tendenza al “passatismo” del neoclassicismo piacentiniano, rappresentato dalle proposte architettoniche monumentali, e dall’altro la tendenza alla “innovazione e sperimentazione” proposta dal razionalismo. A Roma e nelle città che meglio rappresentavano il regime, le architetture monumentali e rappresentative erano fortemente controllate nella loro resa architettonica e simbolica, perciò l’esito formale manifesta tuttora un neoclassicismo monumentale. Diversamente, nelle città meno evidenti che non richiedevano tanta magniloquenza ma che producevano edifici essenzialmente funzionali e con destinazioni necessarie (scuole, centri aggregativi, sedi di municipio, edilizia residenziale pubblica, piccole stazioni ferroviarie, ecc…), anche l’architettura meno innovativa ha saputo cogliere aspetti ed elementi provenienti dal razionalismo. Si ha perciò tanta produzione architettonica di sottofondo che possiamo collocare in posizione mediana rispetto a queste due tendenze.

Con riferimento alla tensione innovativa, il desiderio di creare una cesura tra il passato e il presente, la disponibilità di materiali da costruzione innovativi, una certa ricerca su prodotti e tecnologie  hanno determinato in molti casi un largo impiego di nuovi componenti edilizi e di sistemi costruttivi nuovi, evidentemente non usati  in precedenza, la cui sperimentazione si è attuata proprio nel momento dell’utilizzo nelle architetture di cui stiamo parlando e che perciò sono i testimoni, nel bene e nel male, non solo del processo di modernità ma anche del processo di sperimentazione della stessa modernità.

A tutto questo si aggiunge che elementi caratterizzanti queste architetture sono fuori produzione e nessuno pensa sia necessario avviare un processo produttivo che fornisca utilmente supporto alla conservazione. Il vetro-cemento tipico dell’epoca o il cosiddetto ferro-finestra o anche l’intonaco del tipo Terranova, sono al momento introvabili e irriproducibili in quanto rappresentano un tipo di produzione industriale che  non è più esistente oppure che ha cambiato componenti fisiche, modelli e disegni.

Oggi la rapidità evolutiva delle tecniche produttive, purtroppo,  tende a rendere consumata e superata l’esperienza del Moderno e perciò è difficile individuare ed affermare i principi della sua conservazione.  La memoria storica frammentata, la carenza di ricerche sulle tecniche edilizie adottate e, in particolare, la carenza di studi specifici sui linguaggi formali e sui metodi costruttivi che si sono affermati e diffusi, anche in ambito locale,  tendono a far perdere coesione e coerenza alla tensione culturale promossa da queste architetture.

Il recupero di queste conoscenze, la corretta interpretazione dei fatti storici, gli studi e gli approfondimenti culturali e tecnologici su questi temi possono e devono contribuire a cercare e definire l’effettivo valore. In questo senso, conservare e restaurare l’architettura moderna richiede un’attenta analisi dei materiali e delle tecniche costruttive adottate, in quanto sovente differenti da quelle caratterizzanti l’architettura tradizionale e quasi sempre frutto di uno sperimentalismo tecnologico. Il diffuso utilizzo di tecniche costruttive, per lo più inedite, richiedono conoscenze ed esperienze specifiche per la progettazione di un corretto intervento di restauro, anche perché talvolta risultano essere causa del manifestarsi degli stessi fenomeni di degrado; il carattere di transitorietà di alcuni manufatti (che talvolta pone dubbi sull’effettiva opportunità di intervenire per garantirne la conservazione nel tempo) sono solo alcuni degli aspetti del restauro del moderno che vanno approfonditi.

Articolo del 2009

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