Annotazioni sull’attività di Galeazzo Alessi in Umbria
(per consultare l’articolo sant’angelo della Pace Bollettino BBCC https://www.academia.edu/36292127/Galeazzo_Alessi_e_il_tempietto_di_SantAngelo_della_pace_a_Perugia)
Ancora oggi l’opera alessiana, sebbene sia stata più concretamente studiata e approfondita nel 1974 (a circa quattrocento anni dalla sua morte) in occasione delle celebrazioni genovesi ancora non si configura in maniera completa e organica, e questo vale in particolare per quanto riguarda i lavori realizzati in Umbria, poco noti e ampiamente sovrastati da quelli realizzati fuori dalla sua terra di origine. Le stesse celebrazioni del 16-20 aprile 1974, svoltesi a Genova con convegni, mostre e pubblicazione di atti, hanno privilegiato la lettura del più noto Alessi genovese e milanese trascurando gli inizi e l’epilogo della sua attività di architetto. La sua personalità artistica e la sua opera è stata spesso raffrontata con il panorama coevo e con le variazioni artistiche e linguistiche dell’epoca poste tra tardo rinascimento e manierismo; in particolare alcuni raffronti sono stati eseguiti con la figura di Michelangelo, con cui è stato tentato anche di individuare un più diretto contatto, e di altri artisti attivi in quegli anni.
Le poche e lacunose ricerche condotte a Perugia per approfondire gli studi sulle opere in patria confermano la collocazione cronologica delle architetture umbre nella fase giovanile e durante gli ultimi anni della sua vita, sebbene alcune di queste opere non siano documentate e testimoniate da atti che ne confermano la paternità; per altre, invece, la storiografia riconosce i caratteri architettonici e artistici alessiani e, quindi, per tradizione gli storici le attribuiscono al Maestro.
Una breve panoramica ci permette di verificare che tra i primi documenti di riconoscimento dell’opera di Galeazzo Alessi, oltre il manoscritto cinquecentesco di F. Alberti «Elogio di Galeazzo Alessi da Perugia» pubblicato nel 1913, sono da ricercare, più recentemente, gli scritti del Vermiglioli «Elogio di G. Alessi perugino» del 1839. Ancora più completamente Adamo Rossi[1] tratta il tema nel 1873, a trecento anni dalla morte del Maestro. I suoi testi riportano, tra le altre cose, anche l’alberetto familiare con riferimenti ai caratteri dei singoli componenti e alle loro attività; sono riportati altresì l’arme del casato e la riproduzione di un ritratto «[……] cavato da quelli posseduti dal sig. G. Mandolini Borgia, e conte G. B. Rossi-Scotti» .
Buona parte di queste informazioni sono state raccolte nel 1949-50 all’interno della tesi di laurea di Maria Caterina Faina – Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Facoltà di Lettere e Filosofia – dal titolo «Il periodo perugino di Galeazzo Alessi». Questo studio, apparentemente semplice, ha il pregio di raccogliere e di cominciare a coordinare le varie informazioni sull’artista nella sua fase umbra. Molto utili sono le fotografie riportate nel testo che danno indicazioni sullo stato di conservazione e sulle condizioni delle opere alessiane così come apparivano alla fine della seconda guerra mondiale.
Il Gurrieri, invece, nel 1960 nella rivista Perusia[2], ricostruisce sinteticamente la vita del maestro e si addentra nelle vicende relative al suo sepolcro presso la chiesa di San Fiorenzo, dove è presente il busto marmoreo di proprietà dei Rossi-Scotti datato XVI secolo. Nel testo del Gurrieri sono riportati il ritratto dell’Alessi, come appare in una stampa del XVII secolo, e il ritratto presente nella raccolta del Museo Storico-topografico della Città di Perugia, anche questo opera del XVII secolo.
Una ricerca nei fondi d’archivio e nelle biblioteche ha rivelato l’esistenza di una tesi di laurea risalente al 1967, risultato della ricerca di Chiara Maddoli[3]. La tesi, circoscritta al periodo perugino dell’Alessi, il più buio e sconosciuto perché di fatto poco indagato, contiene buoni approfondimenti che hanno permesso di trovare alcuni riscontri sulle logge di questo primo periodo perugino, pur richiedendo evidenti e necessari futuri approfondimenti che ne potranno integrare le possibili incompletezze. Solo da poco è stata resa nota una più recente tesi di laurea[4] che, a completamento di questo lavoro, potrà ulteriormente costituire materiale di approfondimento e integrazione. Nella tesi di Chiara Maddoli sono riportati altresì alcuni tratti del profilo artistico dell’Alessi, con particolare riguardo alla sua formazione:
[1] A. Rossi, Di Galeazzo Alessi architetto perugino. Memorie attinte dai patrii scrittori ed archivi, Tipo-Litografia G. Boncompagni E C., Perugia 1873. , A. Rossi, Di Galeazzo Alessi architetto perugino. Memorie attinte dai patri scrittori ed archivi, in “Giornale di erudizione artistica”, II, II, 1873, pp. 26-56.
[2] O. Gurrieri, L’ultimo sonno di Galeazzo Alessi, in Perusia, n.1-2, 1960.
[3] Tesi di laurea, Università degli Studi di Perugia, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di Laurea in Lettere Moderne, Laureanda Chiara Maddoli, Relatore Ch.mo Prof. V. Martinelli, Anno Accademico 1967-68.
[4] F. Ceccucci, L’attività perugina di Galeazzo Alessi, Università degli Studi di Perugia, facoltà di Lettere e Filosofia, corso di Laurea in Lettere Moderne, Anno Accademico 2002-03, relatore F. F. Mancini.

