Gli nterventi di recupero e riqualificazione sull’edilizia residenziale pubblica, messi in atto anche con obiettivi di sostenibilità ambientale, vedono da oltre un trentennio i Paesi del Nord Europa in prima fila. Soprattutto nelle capitali e nelle città di grandi dimensioni si erano concentrati i maggiori insediamenti abitativi conseguenti alla ricostruzione post-bellica dove erano state sperimentate le nuove tecnologie industrializzate e standardizzate. La Francia è stata la prima a dare l’avvio alla soluzione dei problemi di decadimento, diventati improrogabili soprattutto nei sobborghi residenziali, in conseguenza del fatto che era stata la prima a sperimentare le tipologie insediative intensive nelle aree periferiche dell principali città: si pensi a Le Corbusier e alla Unité d’Habitation de Marseille, abitata dal 1952. Nel tempo, per svariate ragioni, questi insediamenti avevano rivelato un lato debole, al punto che lo stesso Le Corbusier si trovò ad affermare che «C’est toujours la vie qui a raison, l’architecte qui a tort».
A partire dagli anni ’80 è stata prospettata una nuova politica chiamata Politique de Ville, con lo scopo di creare spazi urbani fortemente identitari con musei, biblioteche, centri d’arte, parcheggi, ma anche con centri commerciali. Negli anni ‘90 questa politica è stata modificata riorientando le scelte verso la rigenerazione e rivitalizzazione delle periferie francesi che in questi quartieri popolari, oltre ai lavori progettuali degli spazi pubblici e degli edifici, proponeva incentivi economici per la creazione di small business, generando così posti di lavoro in situ e nuove forme di radicamento sociale. In questo quadro si inseriscono le operazioni di miglioramento qualitativo dell’abitare che hanno assorbito le problematiche edilizie, così come si sono presentate, fino a raccogliere le sollecitazioni provenienti dai disagi sociali delle banlieue.
L’OPAH – In Francia, dunque, con l’Operation Programmée d’Amelioration de l’Habitat (OPAH) condotta dall’Agence National pour l’Amelioration de l’Habitat (ANAH) che gestisce le azioni di riqualificazione integrandole ad azioni di sostegno sociale, già alla fine degli anni Settanta sono iniziati i primi interventi sia su edifici isolati che su interi quartieri realizzati con tecnologie industrializzate perché, a distanza di qualche decennio dalla loro costruzione, cominciavano già a manifestare tutti i segni della fatiscenza connessa alle nuove e non sperimentate tecnologie. Le prime operazioni dettate dall’urgenza hanno riguardato gli adeguamenti impiantistici, i ripristini delle connessioni tecnologiche tra gli elementi e i moduli e le operazioni di maquillage sulle facciate. Da questa prima operazione condotta sulle reti impiantistiche interne e sulla “superficie” è scaturita la consapevolezza di dover procedere con una politica nazionale di riqualificazione organica, estesa non solo ai temi dell’abitare ma a tutta la città. Sono state attivate operazioni di innalzamento della qualità edilizia, includendo anche il contenimento dei consumi energetici degli edifici[1], e la rivitalizzazione degli spazi pubblici e degli spazi connettivi urbani, nonché degli spazi interstiziali e residuali (si vedano in merito le ZUP, Zone à Urbaniser en Priorité e le ZAC, Zone d’Aménagement Concerté). Pur proseguendo con gli interventi che, secondo le graduazioni normative italiane, definiremmo di “manutenzione straordinaria”, sono sorte necessità di interventi più radicali, aprendo così un ampio confronto fra
- istanze di sostituzione edilizia con operazioni di demolizione e ricostruzione
- istanze di ristrutturazione edilizia e urbana.
Inizialmente l’approccio è stato radicale: negli anni ’80 sono state attuate operazioni di cancellazione di interi quartieri, ritenuti «errori architettonici, tecnologici, e sociali»[2] (Delera, Rota 2011). Quando le ricerche hanno dato esiti positivi, le azioni sono state orientate maggiormente al mantenimento e alla riqualificazione attraverso i programmi DSQ (Dévelloppement Social des Quartiers, 1982), molto simili ai nostri Contratti di Quartiere del 1998.
L’HVS – Obiettivi coincidenti ha avuto l’operazione Habitat et Vie Sociale (HVS) che si è concentrata soprattutto sulla condizione di degrado e marginalizzazione dei Grands Ensambles. Proprio in questo ambito, recentemente, l’Agence d’Environnement et de la Maitrise de l’Energie (ADEME) ha promosso una serie di campagne di finanziamento destinate a operatori locali per lo sviluppo di tecnologie sostenibili e di soluzioni per il risparmio energetico.
Il PNRU – Il Programme National de Rénovation Urbane è attivo già dal 2003; cospicuamente finanziato, è volto a trasformare e rigenerare le cosiddette Zone Urbane Sensibili (ZUS) attraverso interventi incentrati sulle abitazioni, sulle strutture e sui servizi pubblici ma soprattutto sugli aspetti socio-economici locali. L’attuazione di questo ambizioso programma è affidata all’Agenzia Nazionale per la Riqualificazione Urbana (ANRU), finanziata con fondi pubblici e privati. L’Agenzia fornisce un sostegno finanziario agli enti locali, alle istituzioni pubbliche e alle organizzazioni sia private che pubbliche che svolgono operazioni di rinnovamento urbano nelle ZUS. L’azione dell’ANRU si basa sul rispetto di alcuni principi che ispirano la definizione e la gestione dei progetti, e che sono facilmente assimilabili a strategie generali da seguire nei diversi scenari che il contesto francese presenta ed eventualmente da poter estendere ad alcune situazioni europee; si tratta di procedure e azioni che riguardano consultazione, partenariato, socialità, diversificazione, forma architettonica e urbana.
La ricerca Plus + – Nel 2004 la Direction de l’Architecture e du Patrimoine del Ministero della Cultura francese ha commissionato agli architetti Frédéric Druot, Anne Lacaton e Jean Philippe Vassal una ricerca sul tema dei complessi residenziali e del loro stato di consistenza e di riuso, con approfondimenti su cinque casi studio[3] Le conclusioni tratte dagli architetti impegnati in questo lavoro hanno privilegiato l’opzione della convenienza economica del recycle e della riqualificazione edilizia di questi cinque insediamenti invece della demolizione e ricostruzione, suggerendo soprattutto l’attuazione delle seguenti operazioni migliorative:
– revisione degli standard del comfort abitativo (prioritariamente l’apporto luminoso);
– l’incremento delle superfici residenziali;
– la realizzazione di servizi collettivi perché sostanzialmente assenti.
La strategia proposta, infatti, si basa sul rifacimento di parti dell’esistente e sull’incremento delle superfici e dei volumi per aumentare la qualità abitativa, proprio in considerazione del fatto che l’atteggiamento demolitorio fino ad allora prevalente era conseguente alla bassissima qualità abitativa e di vita offerta dagli edifici e dagli alloggi. L’incremento di superficie utile a favore dell’insediamento, inoltre, secondo la ricerca avrebbe consentito la realizzazione di servizi collettivi e di nuove unità abitative che potessero assicurare, nel tempo, un ritorno economico dell’intero intervento per gli investitori impegnati nelle operazioni migliorative. La ricerca ha fornito una specie di vero e proprio catalogo ragionato di soluzioni architettoniche, tra cui extension, association, circulation, ottenuto studiando una serie di strategie riguardanti i seguenti temi ricorrenti: climat, aggrandissement, fonction, (per approfondimenti si consulti anche la tesi PhD di Sara Parlato, Riabitare la città, 2014). Con la ricerca Plus +, infine, i progettisti hanno dimostrato e illustrato un metodo residuale con cui manipolare l’architettura, riqualificandola e restituendo dignità a edifici residenziali degradati, metodo finalizzato a migliorare la qualità dell’abitare attraverso gesti radicali ma attenti alle dinamiche abitative. Questa ricerca, dapprima posta alla base di una serie di progetti applicativi, è stata poi resa pubblica nella piattaforma PHE (Power House Europe), come risultato di un progetto cofinanziato EU, nata per scambiare informazioni sui temi del contenimento e della riqualificazione energetica. Attraverso la ricerca e il dibattito nazionale, entrambi gli approcci (sostituzione e ristrutturazione edilizia) si sono dimostrati necessari e complementari, producendo così la strategia di demolizione selettiva di alcune porzioni di edifici e di alcune parti degli insediamenti, con parziali ricostruzioni e nuove integrazioni volumetriche.
Ricerca Plus (fonte PLUS +, La vivienda colectiva – Territorio de exepcion di Druot Frederic; Lacaton Anne; Vassal Philippe)
Il Programma REHA – Un ulteriore passaggio importante è avvenuto nel 2007-2008, quando la Francia ha lanciato il programma REHA[4] (Requalification à Haute performance énérgetique de l’Habitat Collectif) attraverso un bando di concorso su 27 immobili residenziali, differenti per tipologie costruttive, per utenza e per tecnologia. Il concorso, rivolto a progettisti e imprese, ha riscosso molta attenzione e partecipazione da parte dei molteplici soggetti ed enti coinvolti, soprattutto perché alle sole istanze energetiche il bando associava quelle estetico-formali proiettate verso la definizione della città del domani. In linea generale, le linee di indagine tracciate dal bando richiedevano l’approfondimento di processi industriali, la diversificazione architettonica, le economie di scala, il miglioramento dei sistemi costruttivi, l’introduzione di corridoi di distribuzione, la replicabilità delle soluzioni e una serie di altre finalità che qui si omettono per brevità. I 17 progetti premiati, attraverso le diverse proposte strategiche presentate hanno evidenziato differenti linee di ricerca. Dall’esperienza di confronto sono state tratte le seguenti “piste aperte”:
- alto rendimento energetico (nuovo BBC con riduzione di almeno 38% dei consumi energetici), come definito dagli incontri del Grenelle Environnement; in definitiva le proposte avevano come obiettivo il raggiungimento della classe A o B, oppure diventare energeticamente passive;
- miglioramento della vivibilità attraverso l’espansione degli edifici esistenti con aggiunte, estensioni o ampliamenti di facciate per migliorare il comfort degli alloggi troppo piccoli e favorire l’isolamento termico (creazione di zone tampone, logge e zone cuscinetto);
- diversificazione e densificazione dell’habitat per adattare l’offerta alla domanda (abitazioni ristrutturate e nuove abitazioni con l’aggiunta di ulteriori livelli per l’edificio esistente);
- mixitè urbana attraverso la diversificazione sociale dei residenti e mixitè funzionale (edilizia, servizi locali, negozi);
- miglioramento dell’immagine dell’edificio e della qualità urbana delle aree esterne[5].
L’esperienza REHA è proseguita in una seconda sessione attuata nel 2012 con i seguenti obiettivi: «Il s’agit de constituer un vivier de solutions innovantes et opérationnelles, qui permettent d’apporter des réponses aux enjeux d’insertion urbaine, de qualité architecturale, de qualité d’usage, d’excellence énergétique, de performance environnementale, de sécurité, d’efficience économique et sociale etc., puis de tester ces solutions, réponses concrètes, adaptables et déclinables dans des situations comparables[6]».
Antoine Morizot & Julien Vasse (mandataire), PLEIN SUD, Progetto Rosny-sous-Bois per il concrso REHA
(fonte http://www.mono.archi/portfolio/plein-sud/)
In sostanza, la richiesta era un insieme di soluzioni innovative e operative utili a dare risposte alle questioni relative all’integrazione urbana, alla qualità architettonica, alla qualità funzionale, all’efficienza energetica, alle buone performace ambientali, alla sicurezza, agli aspetti economici e sociali. Tali soluzioni dovevano essere verificate e avere requisiti di adattabilità e declinabilità in situazioni analoghe, in maniera da costituire una sorta di abaco generale di riferimento a cui ispirarsi nelle pratiche sucessive. Si sottolinea che l’approccio generale improntato su obiettivi di rinnovo estetico-formale degli edifici è di particolare interesse e molto evidente soprattutto nella seconda sessione. Questo secondo ciclo concorsuale ha inteso coinvolgere non solo interi comparti di edifici residenziali sociali recenti ma anche edifici la cui facciata è di valore perché prospettante su strade vincolate; tra questi si annoverano gli edifici hausmanniani[7]. Per completezza di descrizione, l’intero programma è tuttora in atto e comprende anche studi e ricerche interdisciplinari, oltre ai concorsi di progettazione. Il materiale, di elevato valore descrittivo ed esplicativo, è consultabile nel sito ufficiale di REHA_PUCA[8], a cui si rinvia per tutti gli approfondimenti del caso. All’interno della procedura concorsuale, nel progetto per Rosny-sous-Bois, proposto dallo studio Julien Vasse, Antoine Merizot e riportato nella pagina precedente attraverso alcuni elaborati grafici, gli architetti propongono per esempio un diverso rapporto con la strada, spostando i parcheggi in posizione defilata in prossimità del tracciato ferroviario; gli ingressi invece, più concentrati in hall comuni, sono stati posizionati lungo la strada principale. Sono stati addossati portici prefabbricati, come vere e proprie protesi, con lo scopo di ampliare le superfici utili residenziale ma anche per fornire supporto ai collettori solari. In conseguenza di questa ultima necessità, la configurazione di tali addizioni si adatta all’orientamento solare e alla posizione degli edifici e contemporaneamente funge da secondo involucro.
Nelle pratiche francesi, dunque, oltre agli interventi di rigenerazione urbana che hanno visto la trasformazione di grandi contenitori dismessi in residenze sociali, c’è stata una sorta di prima generazione di interventi in cui sono prevalsi il metodo “maquillages” e quello sostituitivo, seguita da una seconda generazione che, facendo tesoro degli esiti della ricerca menzionata PLUS, ha visto l’attuarsi in contemporanea sia di interventi di superficie che di interventi più radicali. Per una sintesi che consenta una facile lettura e interpretazione, si individua una scaletta delle strategie operative, mentre l’analisi dei singoli casi studio definisce una scansione cronologica relativa all’approccio morfologico preferenziale utilizzato.
Contesti recuperati e rigenerati a scopo residenziale di insediamenti dismessi
Anche se il tema della rifunzionalizzazione esula dalla presente ricerca, si riporta l’esempio dell’ecoquartiere ZAC de Bonne a Grenoble progettato di concerto tra amministrazione pubblica e operatori privati (si ricorda che ZAC vuol dire Zone d’aménagement concerté). Nella urgenza di rigenerare le periferie, seguendo l’approccio del recycle e dell’eco-sostenibilità tout-court, una serie di complessi non più utilizzati sono stati riadattati a funzione residenziale. L’area dismessa era una caserma, nel cuore della città, tra il centro storico e le sue periferie. La gestione degli interventi è stata affidata alla SAGES, società di pianificazione locale pubblica, con il compito di occuparsi del rapporto con i promotori di alloggi pubblici o privati in particolare in relazione ai ricavi comunali per il costo del terreno. Gli obiettivi sono stati orientati a ripristinare la continuità urbana, conservando forme compatte e agendo sulla gestione del guadagno solare per migliorare il bilancio energetico. Gli approcci bioclimatici utilizzati, con introduzione di dispositivi passivi, infatti, servono a limitare il guadagno solare in estate e a promuoverlo in inverno grazie alla forma del tetto e alla presenza di balconi, serre, logge, terrazze verdi o pergolati. Le costruzioni beneficiano inoltre di isolamento esterno attraverso interventi sull’involucro, in sostanza un “pacchetto” efficiente, unitamente alla ventilazione a doppio flusso che consente contemporaneamente l’uscita dell’aria viziata e il recupero del calore. Inoltre è in previsione l’installazione di mille metri quadrati di pannelli fotovoltaici sul tetto. Il progetto è caratterizzato dal label HQE (Haute Qualité Environnementale).
Ecoquartiere Zac de Bonne a Grenoble (fonte http://www.eco-obs.net/, https://www.lenergieenquestions.fr)
Interventi leggeri o di superficie (light renovation)
Si anticipa nello specifico uno dei casi significativi, ossia Le Grande Projet de Ville di Lyon, approfondito poi nelle schede studio solo per quanto riguarda i casi di riqualificazione edilizia, escludendo le nuove edificazioni, certamente importanti, ma non attinenti ai temi della ricerca. Il progetto di rinnovamento e di rigenerazione urbana, tuttora in fase di esecuzione, ha riguardato numerosi quartieri in cui gli interventi sono stati di varia natura e intensità. Si menziona, senza approfondire, il complesso residenziale Squesre-dessports, a Gonesse, degli architetti Lion, Lepierre, Gap, Berim, ultimato nel 2010.
- Interventi profondi (deep renovation)
Una serie di interventi sono stati attuati attraverso le menzionate procedure previste dalle ZUP (Zone à Urbaniser en Priorité) e hanno avuto come obiettivo il rinnovamento e la rigenerazione di ampi ambiti urbani all’interno dei quali le molteplicità di intervento hanno visto anche trasformazioni più radicali sia degli edifici che dei contesti; sono significativi quegli interventi eseguiti dagli architetti Druot, Lacaton & Vassal, ispirati alla loro ricerca PLUS +, e il caso più recente delle ZAC di Montpellier.
- Interventi su edifici storici
La riqualificazione degli edifici residenziali ha affrontato anche i temi della conservazione di costruzioni di tipo ottocentesco che, sebbene seriali negli assetti realizzati da Hausmann, con le loro facciate e con le loro configurazioni architettoniche “borghesi” rappresentano un valore storico che gli enti francesi hanno vincolato. Si riporta tra i casi studio un edifico a Lyon, Cours Lafayette
[1] Il metodo di valutazione è l’HQE, Haut Qualité Environmentale e il soggetto certificatore è il Cstb, Centre Scientifique et Tecnique du Batimênt.
[2] Anna Delera e Roberto Rota Riqualificazione energetica e architettonica dei Grands ensambles egradati. L’esperienza francese, in Il Progetto Sostenibile n° 28, 2011.
[3] La ricerca è stata pubblicata nel volume: Druot, Lacaton, Vassal, Plus-Les grands ensambles de lodgements-Territoires de’exeption, Barcellona 2007.
[4] Si consulti in merito a cura di Roberto Bolici,Andrea Tartaglia,Matteo Gambaro La ricerca tra innovazione, creatività e progetto, pagg 206-207, 2012 Furpress (Firenze University press); per una sintesi dei risultati del concorso si consultino i siti http://www.roofscapes.polito.it/?p=470 e http://www.urbanisme-puca.gouv.fr/reha-requalification-a-haute-performance-a233.html, è l’articolo di Delera/Rota sopra menzionato; il programma ha trovato il supporto del MEEDDAM (Ministero dell’Ecologia, dell’Energia dello Sviluppo sostenibile e del Mare), del PUCA (Plan Urbanisme Construction Architecture) in collaborazione con PREBAT (Programme de Recherche et d’Experimentation sur l’Energie dans le Batimant)
[5] http://www.urbanisme-puca.gouv.fr/reha-requalification-a-haute-performance-a233.html
[6] Ibidem
[7] Per approfondire l’approccio verso gli edifici storici, si consulti il progetto SECHURBA[7] (Sustainable Energy Communities in Historic Urban Areas), sviluppato da partner provenienti dai 7 paesi caratterizzati da diverse condizioni sociali, economiche e ambientali, dalla capitale greca, Atene nel sud dell’Europa alle piccole città rurali come Shrewsbury nel Regno Unito e Varna in Bulgaria, oltre alla Spagna, Danimarca, Italia e Ungheria (2009-2010).
[8] Ce programme est mené en partenariat avec l’Agence Nationale de l’Habitat (ANAH), l’Agence Nationale de la Rénovation Urbaine (ANRU), l’Union Sociale pour l’Habitat (USH), l’Union Nationale pour l’Habitat des Jeunes (UNHAJ), le Centre National des OEuvres Universitaires et Sociales (CNOUS) et l’ARC (Association des Responsables de Copropriétés).

