- STATO DI CONSERVAZIONE: DISSESTI E DEGRADI
Dissesti – Come è noto, la chiesa è stata danneggiata dal terremoto del 2016 ed è sottoposta tuttora a ordinanza di inagibilità. Allo stato attuale sono stati inseriti presidi sulla facciata, realizzati con elementi verticali e con quattro cavi dotati di tenditori, atti a contenere i dissesti verificatisi al primo ordine della facciata.
I dissesti conseguenti al sisma o amplificati dai fenomeni sismici sono così sintetizzati (si rinvia anche agli elaborati strutturali)
- Allentamento dei giunti con scivolamento e scorrimento reciproco tra i conci. Il fenomeno attraversa la facciata: partendo dal timpano, passa tangenzialmente al rosone e si dirige verso il portale, secondo l’andamento dei giunti
- Il portale principale è ben puntellato: dall’interno si scorgono slittamenti e scivolamenti dei conci dell’arco, come conclusione di quanto descritto in precedenza; la foto riportata di seguito è stata eseguita in fase di pronto intervento a cui ha fatto seguito l’esecuzione delle opere provvisionali.
Foto eseguita dopo il sisma del 2016
Opere provvisionali eseguite dopo il sisma del 2016
Si annota che la facciata esposta a est è fortemente sottoposta a escursioni termiche: agli eccessivi freddi invernali si contrappone il forte soleggiamento estivo e questo non giova alla conservazione del lapideo.
- Entrambe le volte a botte del transetto sono dissestate. Sono molto evidenti le lesioni e i distacchi longitudinali lungo la volta stessa, in chiave; altri dissesti hanno andamento diagonale fino all’imposta delle volte e poi si dirigono lungo le pareti verticali, verso i punti di maggiore debolezza muraria (vani di passaggio e nicchie). Questi dissesti seguono spesso l’andamento della linea dei giunti, sebbene qua e là si scorga anche qualche frattura del materiale. Anche le pareti di tamponamento delle volte a botte hanno fessurazioni diagonali.
I due bracci del transetto
- Allentamento dei giunti e distacchi tra membrature si scorgono dall’interno qua e là sulle pareti perimetrali longitudinali, in particolar modo sotto alle finestrelle, in corrispondenza di alcune capriate e nei pressi dell’arco trionfale.
Parete sud e parete nord, viste dall’interno
- Una fessurazione è visibile dall’interno sulla parete dell’abside; parte dalle reni dell’arco absidale, attraversa il catino per finire sulla monofora di sinistra.
- Fortemente dissestata si presenta la sacrestia, in particolare lo è la volta a botte ribassata che presenta sconnessioni e abbassamenti specie in chiave. Anche le murature di tamponamento alle estremità della volta presentano distacchi e dissesti. In particolare va ricordato che quella prospiciente il sagrato un tempo era dotata di apertura , murata successivamente. La parete che la fronteggia è in comune con la “cappella pinta” che, come si evince dalle piante, è coperta con volta a crociera.
Sacrestia
I due accessi dalla navata alla cappella d’altare e alla “cappella pinta”
- Dissesti sono presenti anche lungo le due pareti che chiudono la “cappella pinta”, in particolar modo lungo il contatto arco-muro. Lo stato di degrado degli affreschi non consentono a vista di fare una compiuta valutazione di altri dissesti. Si legge il distacco anche tra l’arco che collega la cappella alla navata e l’unghia rivolta verso la crociera.
“Cappella pinta”
Degradi – Le superfici esterne del paramento lapideo, in particolare quelle esposte a Nord sono fortemente deteriorate dalla presenza di muschi e di licheni, nonché da croste nere e croste grigie, segno che gli agenti deteriogeni sono sia di natura biologica che di natura chimica. Questo è particolarmente aggravato nelle porzioni murarie alte perché lavorate più grossolanamente.
In particolare, in alcuni punti si scorge forte dilavamento proveniente dalle cornici, dalle buche pontaie nonché dalle aperture prive di gocciolatoi che hanno favorito anche la nascita di vegetazione infestante superiore e inferiore.

Sulla facciata principale, esposta a Est, questi degradi sono molto più lievi, sebbene si addensino maggiormente nella parte sommitale. Essendo maggiormente esposta al soleggiamento ha quindi minori probabilità di permanenza di umidità e di ristagni sulle superfici e sugli aggetti. Tuttavia le forti escursioni termiche stagionali sono causa di degrado del materiale che in alcuni punti appare disgregato.
I fianchi della facciata, tutte le pareti del tiburio e il campanile a vela, invece, sono molto degradate sulla superficie, in conseguenza anche del dilavamento delle acque meteoriche (tiburio e transetto non sono dotati di gronde).
Nella zona absidale, incluse le pareti longitudinali del transetto e della navatella, oltre ai già descritti agenti deteriogeni tipici del lapideo (croste, muschi e licheni), sono presenti ampie superfici patinate di colore rosso-bruno. Completamente ricoperte di croste nere sono la parete Nord del tiburio e la parete Nord del transetto di destra. Tutta la zona basamentale si presenta con croste scure e frequentemente infestata da vegetazione superiore, oltre a quella inferiore, che talvolta qua e là trova collocazione in qualche interstizio tra i giunti di malta.
In alcuni punti (per esempio tra la copertura della navata e il tiburio, si scorgono tracce di malta incongrua, come conseguenza evidentemente di interventi atti a evitare infiltrazioni meteoriche.
Si ha percolamento conseguente a infiltrazioni in particolare tra la copertura della nave e la facciata.

