Restauro dell’ex roccolo di caccia presso isola Polvese (Castiglione del Lago, Pg)

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con ing. Ginevra Becchetti, ing. Gino Centi, ing. Marta Pigliautile, dott. geol. Laura Volentiera, dott. naturalista Raffaele Barocco

  1. Premesse: finalità dell’intervento in oggetto

L’intervento di restauro e ricostruzione dell’edificio ex Roccolo di caccia e dell’area pertinenziale rientrava nel progetto strategico “per la gestione unitaria e valorizzazione dell’isola Polvese” redatto dalla Amm.ne P.le nel 2014 su cui, successivamente, sono state apportate alcune modifiche funzionali per adeguarlo ai Programmi di Sviluppo Rurale. Compatibilmente con le caratteristiche del contesto ambientale, attraverso tale progetto, in sintonia con gli obiettivi del PRG e con i criteri informatori della trasformazione del territorio, la Provincia di Perugia ha inteso intraprendere una serie di azioni finalizzate da un lato al miglioramento della fruizione dell’Isola nell’intero corso dell’anno e dall’altro a un incremento del flusso turistico. Per raggiungere questi obiettivi, sono stati previsti alcuni interventi riguardanti le varie strutture presenti sull’Isola, finalizzati prevalentemente al recupero e alla ristrutturazione degli immobili esistenti, come in questo caso.

Il presente progetto di riqualificazione è stato finanziato attraverso il PROGRAMMA DI SVILUPPO RURALE PER L’UMBRIA 2014-2020, MISURA 7 – SOTTOMISURA 7.6, INTERVENTO 7.6.1: “Riqualificazione e valorizzazione delle aree rurali”, Bando POR-FEASR di cui al REG. (UE) N. 1305/2013, finalizzato al “Sostegno per studi/investimenti relativi alla manutenzione, al restauro e alla riqualificazione del patrimonio culturale e naturale dei villaggi, del paesaggio rurale e dei siti ad alto valore naturalistico, compresi gli aspetti socioeconomici di tali attività, nonché azioni di sensibilizzazione in materia di ambiente”.

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  1. Collocazione dell’ex Roccolo nel contesto dell’Isola e sue caratteristiche

 Il Roccolo è posto a 310,00m s.l.m. verso nord, in prossimità del Conservone, posto nel punto sommitale dove è presente una superficie spianata, mentre la costa si trova a 258 m s.l.m. e la sommità raggiunge i 313,4 m s.l.m. Le pendenze, di conseguenza, sono molto modeste. Il Conservone consiste in una cisterna di acqua (un tempo potabile); l’ex Roccolo è in posizione mediana tra altre due cisterne realizzate lungo il crinale, poste in particolare nei pressi della Fagianaia (n.10) e della Casa merlata (n.8).

L’area specifica dell’ex Roccolo di caccia è raggiungibile attraverso un sentiero di crinale sterrato che corre accanto all’ampio Conservone, da cui si diparte perpendicolarmente un altro sentiero alberato con lecci che lo raggiunge alle spalle. Il piccolo edificio è completamente immerso in un boschetto e guarda verso l’esedra alberata pertinenziale, rivolta verso la costa settentrionale. Immediatamente a valle è presente un pontile di approdo (cfr. Tav. POC2 e NTA POC3 del PRG).

La caratteristica paesaggistica dell’intera Isola, dunque quella più recente, è legata all’attività venatoria delle famiglie proprietarie, alle coltivazioni degli olivi e alla più recente componente qualitativa introdotta dagli interventi di Pietro Porcinai.

Si trovano annotazioni e documentazioni sul fatto che l’Isola fosse utilizzata come riserva di caccia, dunque, già alla fine dell’Ottocento (da parte dei Pianciani di Spoleto a partire dal 1841). Fece seguito l’utilizzo a tale scopo anche da parte dei Citterio (dal 1959) e probabilmente anche da parte dei Biagiotti che li precedettero.

Per quanto riguarda le attività di Pietro Porcinai, questi si è occupato della sistemazione paesaggistica dell’area rivolta verso il molo, mentre quella dell’ex Roccolo, piuttosto defilata e opposta al porticciolo, non è stata oggetto di studio e di riqualificazione specifica. Conseguentemente, nell’area oggetto di intervento dell’ex Roccolo prevale la componente paesaggistica creata dall’uomo, legata all’attività venatoria che, nel progetto, è reinterpretata in una chiave d’uso contemporanea che esclude la caccia e trasforma il luogo in punto d’osservazione a scopo didattico-ambientale.

FUNZIONAMENTO DEI ROCCOLI DI CACCIA

Si annota che l’uccellagione con le reti, tipica dei roccoli, in Italia era stata dismessa perché ritenuta cruenta, perciò vietata dalla legge 799/1967. I roccoli, di conseguenza, erano caduti progressivamente in disuso già a partire dagli anni Sessanta (in seguito, in parte ripristinati per scopi scientifici per l’inanellamento e i censimenti ornitologici o per la cattura temporanea di alcune specie). Al fine di comprendere il funzionamento di questo piccolo complesso venatorio, si esaminano quelli più antichi, tipici del nord Italia.

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Schema tipico di un Roccolo per l’uccellagione con le reti

La cattura degli uccelli con le reti si perde nella notte dei tempi. Se ne accenna implicitamente persino nel Vecchio Testamento quando, nel deserto del Sinai, Mosè fece catturare al popolo ebraico le quaglie. Il Roccolo, o brescianella o uccellanda o anche paretaio (in Toscana), è una struttura tipica del Nord e del Centro Italia che si è diffusa soprattutto in Lombardia e Veneto tra il XVI e il XVII secolo, la cui origine si ritrova già in documenti del Bergamasco sin dalla fine del XIV sec.

I roccoli sono impianti di cattura di uccelli mediante reti verticali, ovvero senza impiego di armi. Collocati in prossimità di rilievi e colline, o in aree aperte di campagna e lungo le direttrici delle principali rotte migratorie degli uccelli, hanno una complessa struttura che, oltre alla casina, comprendono arbusti e alberi (opportunamente potati) e reti disposte verticalmente tra la vegetazione. Gli elementi strutturali di un impianto di cattura di questo genere sono essenzialmente due:

  1. l’edificio in muratura, detto casello, spesso mimetizzato da rampicanti ma soprattutto nascosto da un insieme di piante. I roccoli tipici del nord Italia erano a tre livelli (magazzino – alloggio – stanza “di azione”) e sorgevano su pendii. Il pian terreno era utilizzato per il deposito delle gabbiette con gli uccelli da richiamo e come piccolo ritrovo-cucina; il primo piano era luogo di riposo dell’uccellatore e l’ultimo era il vero e proprio osservatorio faunistico in cui stava l’uccellatore in attesa dell’arrivo di qualche stormo di uccelli. Questo locale era fornito di numerose finestre a feritoia poste su tre lati.Dall’ambiente “d’azione” l’uccellatore (o roccolatore), osservava riparato i movimenti esterni e, usando un attrezzo caratteristico chiamato “spauracchio”, spaventava gli uccelli che si erano introdotti nel Roccolo, attirati dai richiami di uccelli vivi legati con fili di spago a una struttura detta “zimbello”. In questo modo gli uccelli fuggivano dirigendosi in un corridoio rimanendo impigliati nelle reti.
  2. la vegetazione disposta ad anello o a ferro di cavallo intorno al casello. Solitamente, nella zona sottostante, a 10-15 metri di distanza, veniva mantenuto “il boschetto”, in genere con una forma circolare di una trentina di metri di diametro. Importante e molto curato era un filare di alberi che lo delimitava perché oltre questo venivano poste le reti, sostenute da pertiche. La cortina d’alberi era solitamente costituita da due filari di carpini bianchi che venivano potati a formare una sorta di galleria vegetale. Altre volte questo filare era fatto con frassini potati in modo da formare una serie continua di riquadri sovrapposti, quasi una rete a larghe maglie, che mimetizzavano le reti per la cattura degli uccelli poste dietro di esse. I volatili venivano attirati, oltre che dai richiami vivi che “l’uccellatore” teneva nella casa centrale, anche dalle piante poste al centro della struttura semicircolare, capaci di offrire loro bacche molto attraenti: ciliegi, sorbi degli uccellatori, pruni, rose canine. Oltre quest’impianto principale correva una fila di reti esterne, posta linearmente o a semicerchio, utili per la cattura degli uccelli erranti. Generalmente tra gli alberi centrali emergeva una pianta con fronde secche che serviva da richiamo per gli uccelli che non amavano le fronde.

Lo “spauracchio” era un attrezzo di forma simile a una racchetta da tennis, composto da un manico di legno e intessuto con vimini o altri materiali leggeri, quali rametti di salici, oppure da un ramo di castagno o robinia piegato in tondo con un manico, il tutto legato con rafia e decorato con penne d’uccello (oppure era formato da girandole o piccoli boomerang). Gli uccelli, terrorizzati da quello che a loro appariva un rapace in picchiata, fuggivano all’impazzata.  

Lo “zimbello”, invece, era posto su un pezzo prativo piano o sopra un’apposita impalcatura in maniera da richiamare lo stormo in avvicinamento. Altra struttura alternativa di richiamo era una gran gabbia, posta per terra, con all’interno degli uccelletti sani e ben pasciuti che si muovevano liberamente e in continuazione. Il mezzo di richiamo per eccellenza era costituito tuttavia da gabbie appese alle piante, con all’interno un uccello che cantava. A volte questi richiami erano integrati da zufoli che imitavano il canto d’alcuni volatili.

L’uccellatore o roccolatore era una persona dotata di molta pazienza e sapeva attendere fermo e in silenzio per ore. A volte l’attesa era inutile perché non passavano uccelli oppure era vanificata dal sopraggiungere di persone che spaventavano gli animali.

 

Il Roccolo per la caccia agli uccelli MIGRATORI O STANZIALI dell’ISOLA Polvese

L’ex Roccolo di caccia si colloca all’interno della funzione di “tenuta di caccia” dell’intera Isola, a partire dai Pianciani fino ai Citterio. Complesso di modeste dimensioni è costituito da un piccolo edificio e da un’area esterna pertinenziale a forma di ovale.

La datazione della costruzione è difficile e incerta: le tecnologie della copertura e l’ampiezza delle aperture lo collocano nella seconda metà del Novecento e questo lo attribuirebbe ai Citterio, proprietari a partire dal 1959. Le murature potrebbero essere precedenti e questo potrebbe far pensare a un suo utilizzo già da parte dei Pianciani a partire dalla seconda metà dell’Ottocento o magari un po’ più tardi da parte dei Cesaroni/Biagiotti; in questa seconda ipotesi, le tecnologie più recenti potrebbero testimoniare rifacimenti successivi della copertura e delle aperture.

Possono esserci di parziale ausilio le testimonianze dell’ex custode Cesare Agabitini, arrivato sull’Isola nel 1966 con il compito di guardiacaccia alle dipendenze del conte Giannino Citterio; vi rimase fino al 1997, come custode della Provincia. A sua memoria, il Roccolo era già presente e la ragione della sua costruzione era quella per l’uccellaggione con le reti ma non ne ricorda il reale utilizzo, tenuto conto che a partire dal 1967 (un anno dopo il suo arrivo) l’uccellagione con le reti venne vietata.

Si può ipotizzare che l’utilizzo delle reti debba essere collocato a cavallo tra i Biagiotti e i Citterio. Successivamente, a partire del 1967, riutilizzando la sua struttura e adattandola al contesto lacustre e al dolce pendio dell’Isola, è stato modificato il suo funzionamento a un altro tipo di avvistamento. In sostanza, è stato adibito dai Citterio a punto di richiamo a scopo di caccia con arma della avifauna stanziale o migratoria che transitava, nidificava o viveva sull’Isola. Il loro richiamo era corroborato dalla presenza di acqua che i cacciatori mettevano dentro abbeveratoi collocati all’interno dello slargo antistante l’edificio. Non è escluso che, secondo alcuni, vi fossero ricavate pozze in fondo all’invaso. A questo si aggiungeva la presenza di un cunicolo all’interno della casina il cui fondo in discesa era utilizzato per far scivolare nell’esedra (anch’essa a fondo lievemente in declivio) gli uccelli di richiamo che venivano così trattenuti nell’invaso.

Il piccolo complesso venatorio conserva tuttora la presenza dei due elementi principali: un piccolo edificio immerso in un boschetto costituito da alberature e arbusti messi a dimora sia per nasconderlo e mimetizzarlo che per fungere da richiamo per l’avifauna. L’area esterna sistemata “a invaso” ha forma ellittica (circa 16,70×11,46ml); è circondata da vegetazione arborea e arbustiva sia all’interno che lungo il perimetro. Il casello (ossia il piccolo edificio) è a un unico livello, con tre ambienti. Il più grande affaccia sull’esedra esterna ed è dotato di due larghe aperture ad asola orizzontale, necessarie per l’osservazione e per la caccia. Gli altri due ambienti con ampie finestre dotate di reti custodivano gli uccelli di richiamo.

Rilievo e progetto definitivo 28.08

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