“The soul that lost his memory”, Carlo dell’Amico

(Recensione del catalogo dell’artista Carlo dell’Amico su Micropolis, luglio 2016)

Questo volume, pur essendo titolato come la mostra L’anima che perse la memoria, recentemente conclusasi a Norcia nel Museo della Castellina, e pur contenendo una sezione dedicata alle installazioni esposte nel museo, non ha la ricorrente struttura del catalogo perchè si configura esso stesso come costruzione di un’opera, necessaria per dare senso e misura al percorso artistico e di conoscenza di Carlo dell’Amico.

La struttura del volume è ritmata da alcuni fotogrammi tratti dalla videoinstallazione Il miracolo dell’unità proiettata nel 2012 a Terni in cui l’immagine ricorrente del numero d’oro (lo zero, l’uovo), simbolo e archetipo della creazione, scandisce il ciclo continuo vita/morte/rinascita, Eadem mutata resurgo, risorgo uguale eppure diverso, in sintonia con la spirale logaritmica di Bernoulli. Nelle pagine del libro, tra argenti, blu e lame di luce, su cui in sovraimpressione si leggono strutture geometriche, reticoli e moduli, si compongono le tracce del suo itinerario che, in un percorso diacronico, conduce a una dimensione atemporale in cui le cronologie interiori, disposte non secondo la linea del tempo ma secondo la linea della percezione universa, si intersecano a quelle della conoscenza dell’uomo attraverso i secoli e agli stessi luoghi in cui le installazioni sono esposte.

A Norcia, le regole architettoniche del Vignola autore della Castellina, contraltando con la regola benedettina del silenzio, fanno da culla alla Regula ante vitam dell’artista che si materializza attraverso il disvelamento della geometria generatrice delle sue opere. Ripercorrendo le matrici e i tracciati che vanno dalla sezione aurea alla improbabile quadratura del cerchio, le istallazioni si immergono nel processo di genesi del canone divino di Lenz, antinaturalista e ieratico, fino a declinare la mistica dello spazio di De Lubicz attraverso i cinque solidi platonici. Metricamente misurabili e segnicamente sacri perché archetipi, attraverso la regola e la misura (dunque l’ordine) che li hanno generati, questi poliedri  diventano custodi delle argentee radici inverse della inquietudine

dell’uomo, proponendone una reintegrazione.

Il volume si attarda nei percorsi dell’anima dell’artista: Il peso del vuoto tra varchi e passaggi segna l’importanza del limen, di quella zona di margine, apparentemente priva di spazio/tempo, semplice linea o luogo di stasi ma che può assumere significato di luogo di transizione, fino a divenire trasformazione e purificazione e perfino silenzio, dove il divino, nella luce del plenilunio dei neon, trova spazio, dimensione e tempo per rivelarsi. Nella stessa misura, le “stanze” solide, osservate da una perspectiva reale trasformata in astrazione di superfici, sfiorando Moëbius ed Escher, consentono elaborazioni e geometrie compositive che riconducono al cubo di Metatron e all’esagramma che lo sottende. Generati dalla composizione di due triangoli, entrambi sono spesso matrici di architetture sacre in cui l’esagramma è inteso quale fiore della vita e frutto della vita, al contempo essenza maschile ed essenza femminile.

Ciò che coinvolge maggiormente nella struttura e consistenza del libro è l’essere guidati nei percorsi di conoscenza che le opere hanno attraversato. Sia l’itinerario che l’esito della ricerca, dallo stesso artista osservati fuori dall’opera, si palesano nelle geometrie, nelle luci e nelle cromie.   Le installazioni, realizzate in officina con procedure complesse

(non è raro che alcune opere implodano durante gli ultimi processi di lavorazione), si inseriscono nei luoghi fisici in cui sono collocate entrando in relazione con la tridimensionalità del vuoto generato dai muri, si conformano agli spazi e allo stesso tempo li conformano, arricchendosi di nuove estemporaneità suggerite dagli stessi luoghi, in un dialogo ideale che, percorrendo tutti tempi, tessono nuovi diagrammi, nuove teorie e nuove opere. Infine, attraverso la reminiscenza delle idee eterne da cui origina il mondo, eliminando ogni dualità, l’uomo si fa mediatore tra cielo e terra, reintegrandosi in nuova sostanza.

 

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