Sheffild, Park Hill e Leeds, Shaftsbury House: due casi di riqualificazione sostenibile di edilizia residenziale pubblica in Gran Bretagna, 2016

Sheffild, Park Hill Hawkins Brown with Studio Egret West, 2006-2011 http://www.hawkinsbrown.com/

Foto della copertina: http://datalabaa.blogspot.it/2015/04/park-hill-sheffield.html 

Nato nella cittadina a vocazione industriale per risolvere il problema abitativo dopo la seconda guerra, l’insediamento originario (996 alloggi e 3.000 residenti circa collocati su un’area in forte declivio) è stato progettato da Jack Lynn e Ivor Smith sotto la guida di J. Lewis Womersley, architetto della città; la costruzione è iniziata nel 1957 e completata e inaugurata nel 1961. Park Hill era ritenuto un programma residenziale di estremo interesse per la comunità locale e per la cultura architettonica perché era stato concepito in sintonia con i processi di rinnovamento che stavano avvenendo in tutta Europa; inoltre, cosa rara per l’epoca, era persino dotato di teleriscaldamento.

Gli edifici dell’insediamento avevano struttura “moderna” ispirati a Le Corbusier, con struttura a vista con schema a telaio in calcestruzzo armato, per alcuni classificabile come architettura brutalista, con tamponamenti in mattoni che graduavano il colore dal marrone cioccolato ai piani inferiori, al color senape ai piani alti. I vari edifici erano collegati tramite le cosiddette “strade del cielo-Streets in the Sky”, ossia strade sopraelevate tra vari edifici che miravano a ricreare lo spirito comunitario delle strade tradizionali all’interno di uno sviluppo in elevazione. In sostanza erano ponti di collegamento tra i vari corpi di fabbrica e ballatoi di accesso alle unità residenziali.  Questa soluzione è stata a posteriori ritenuta fallimentare dallo stesso progettista ma un simile atteggiamento negativo, come è noto, riguarda più aspetti sociali e relazionali che quelli espressamente architettonici. Le unità residenziali, infatti, erano state concepite con una certa variegatezza e articolazione.

Modulo delle residenze tipo (fonte https://upload.wikimedia.org)

Dai grafici riportati in precedenza si desume che lo schema orizzontale originario si ripete ogni tre campate: ciascuna di queste unità conteneva un bilocale (giallo), un trilocale (blu), una maisonette con due camere da letto (rosso) e una maisonette con tre camere da letto (nero). I livelli sono collegati da un telaio ad H contenente le scale.

Il declino è cominciato già dal 1967, con la percezione delle problematiche sociali connesse alle residenze pubbliche intensive; ciò è ben descritto nell’articolo di Nicholas Taylor nell’Architectural Review come «Il fallimento del “residenziale”», anche se, di contro, gli abitanti hanno conservato un certo attaccamento al luogo, aspetto che in fase di intervento di riqualificazione è stato tenuto in debita considerazione. A ciò si è associato successivamente il declino dell’industria siderurgica (1980 ca) che ha avuto effetti negativi per la città di Sheffild in conseguenza del quale è iniziato un processo di residualisation, e Park Hill è diventato progressivamente luogo di marginalità.

L’insediamento e la facciata originaria (fonte: http://www.e-architect.co.uk/, https://municipaldreams.wordpress.com)

Streets in the sky (fonte http://www.detail-online.com/,https://municipaldreams.wordpress.com, Concrete construction. Photograph: David Sillitoe/Flickr)

Nel 1998 l’English Heritage ha vincolato l’insediamento (Listed Grade II*) inserendosi all’interno di un dibattito e di una polemica che era propensa alla eliminazione totale dell’insediamento. Le ragioni del vincolo sono da attribuire in particolare alla sua struttura intelaiata in cemento armato e alla tipologia residenziale che, in qualche modo, lo riconduce all’Unitè d’habitation di Marseille. Molto probabilmente, senza questo vincolo sarebbe stato demolito; oggi risulta essere il più grande complesso residenziale vincolato in Europa.

L’English Heritage ha ritenuto di dover salvaguardare solo la struttura intelaiata, perciò lo sviluppatore dell’intervento, l’Urban Splash, insieme all’ufficio per le antichità, ha scelto di trasformare gli appartamenti esistenti sia in appartamenti esclusivi rivolti a una utenza economicamente più facoltosa che in edilizia sociale, aggiungendo anche immobili per uffici, così da agire anche sul fronte sociale favorendo una mixitè di residenti. Per non disperdere la memoria storica, uno spazio è stato destinato anche a shop-museum dove è possibile trovare immagini e singolarità immortalate prima dei lavori o rielaborate da artisti, che vanno da fotografie a reinterpretazioni grafiche dei luoghi.

Sul piano edilizio le operazioni sono state orientate a rimuovere tutte le tamponature e a lasciare la struttura intelaiata libera che si presenta nella zona centrale con una struttura rigida ad H in corrispondenza dei corpi scala. Questo ha consentito di intervenire con nuove distribuzioni residenziali all’interno, consone a una maggiore varietà residenziale, così da raggiungere i nuovi obiettivi di qualità abitativa. A ciò si è aggiunta la possibilità di nuovi interventi estetico-formali sulle facciate, scelti con criteri di compatibilità rispetto al vincolo.

Il Sheffield City Council è intervenuto nel comparto sulle aree esterne per creare un nuovo parco pubblico, South Street Open Space, collocato tra la stazione ferroviaria e il Park Hill con la realizzazione di una serie di terrazzamenti.

«Urban Splash is currently “regenerating” the building and there has been considerable controversy, in these pages and elsewhere, over the political ramifications of this process. Originally, Park Hill contained 995 council flats, but the new scheme, when finished in 2017, proposes 874 flats, of which 200 are to be managed by a housing association, and a further 40 to be shared ownership. There can be no doubt that, as with much else in the UK at the moment, this represents a very marked shift in asset ownership from the public to the private. It is this shift from left-of-centre to right-of-centre consensus that has led directly to the redevelopment’s appearance» (Steve Parnell, 2011, http://www.bdonline.co.uk/).

Planimetria generale e del primo insediamento; alcune piante e sezioni del progetto di riqualificazione (fonte http://www.archdaily.com/174968/park-hill-hawkins-brown-with-studio-egret-west)

Sulla scorta delle prescrizioni relative al “restauro”, una volta restaurata/consolidata la struttura, le tamponature in mattoni sono state sostituite con pannelli di alluminio pre-verniciato e finestrature più ampie. Ciò ha prodotto critiche da parte di molti che ritenevano che fosse necessario salvaguardare anche la tamponatura in opera, unica e significativa in confronto alla più diffusa tecnologia prefabbricata.

La soluzione attuale non introduce volumi aggiuntivi, né amplia le superfici utili, pur modificando i layout delle unità abitative, tra cui la congiunzione di alloggi adiacenti; punta molto sugli effetti cromatici forti delle pannellature, sulle cui superfici si disegnano effetti chiaroscurali che insieme contribuiscono a smorzare l’effetto brutalista del cemento armato a vista.

In sintesi anche in questo caso, si ripetono le strategie utilizzate prevalentemente in Olanda ma con il vantaggio che la struttura intelaiata rispetto a quella a tunnel offre maggiore possibilità di soluzioni nella trasformazione planimetrica delle residenze attraverso l’aggregazione di parti contigue.

Modellino delle nuove unità residenziali (fonte http://www.hawkinsbrown.com/)

Il progetto per Sheffield è stato uno dei sei progetti finalisti per la RIBA Stirling Prize 2013, premio che il RIBA rivolge alle migliori costruzioni in the UK by RIBA. Gli interventi nel 2014 non erano ancora completati.

Park hill estate,  le “vie del cielo” prima e dopo gli interventi  (fonte http://www.bdonline.co.uk/, https://dragosdascalu.wordpress.com)

 Park hill estate,  durante e dopo gli interventi (fonte http://www.bdonline.co.uk/, https://dragosdascalu.wordpress.com)

Leeds, Shaftsbury House, 2008

CITU, sviluppatore http://citu.co.uk/developments

 Il complesso prima degli interventi (fonte http://www.urbexforums.com/)

Render del progetto e vista dal terrazzo (fonte http://inhabitat.com/)

L’edificio dopo gli interventi (fonte http://www.mnn.com/, http://inhabitat.com/)

L’edificio Shaftesbury House è stato costruito a Leeds nel 1939 per ospitare 500 lavoratori stagionali ed era considerato una sorta di ostello per senzatetto. L’idea progettuale originaria ha seguito i criteri modernisti dell’epoca tesi a migliorare il tenore di vita per migliaia di persone producendo un edificio definibile art-deco dotato di una grande corte interna. Successivamente nel 1998 è stato abbandonato ed è andato in rovina.

La riqualificazione è stata condotta dallo sviluppatore CITU in partnership con Arup a partire dal 2004. Essi hanno scelto di trasformare l’immobile residenziale, degradato e obsoleto, in uno più moderno e ad alta tecnologia; in sostanza di tipo verde, a basso consumo energetico (riduzione fino al 60%) e a basso tenore di carbonio (65% in meno rispetto alle raccomandazioni delle linee guida). Gli spazi sono stati riproposti per avere una mixitè funzionale e sociale: residenze di vario genere, uffici, palestre e altro ancora; per questa ragione ci si riferisce a questo progetto come a “una costruzione del futuro”.

Iniziato nel 2007 il suo recupero, l’edifico è stato sostanzialmente messo a nudo, ossia liberato da quanto non riutilizzabile, e sulla base delle nuove esigenze e dei nuovi obiettivi, è stato riprogettato, conservando la struttura e composizione originaria a grande corte, utile ad assicurare una buona illuminazione a tutti gli ambienti.

Sul piano tecnologico, fa uso di molte strategie ecologiche, come mini turbine eoliche per l’illuminazione delle zone comuni, una turbina eolica di grandi dimensioni, alta 100 mt, posizionata nell’area verde vicina, pompe di calore geotermiche, pannelli solari per il riscaldamento, tecnologie per il riciclo dell’acqua, scambiatori di calore innovativi e soprattutto l’utilizzo di materiali locali e sostenibili. Per ottimizzare le risorse energetiche, il calore viene condiviso tra appartamenti e uffici in punti chiave della giornata per assicurarsi che non ci siano mai sprechi di energia. Se gli uffici richiedono il riscaldamento o il raffreddamento supplementare durante il giorno, l’energia può essere tratta dalle risorse rinnovabili. Il calore e il raffrescamento vengono poi incanalati negli appartamenti. In questo modo l’edificio lavora sia per gli inquilini temporanei che per i residenti, massimizzando l’apporto al comfort interno.

Veduta complessiva (fonte http://www.protechroofing.co.uk/)

L’acqua piovana raccolta dal tetto e dalle docce viene riciclata e utilizzata per i servizi igienici, l’illuminazione è totalmente a basso consumo energetico, inoltre è stato predisposto un programma innovativo che permette ai residenti di monitorare l’uso personale di energia e di acqua attraverso la TV.  Complessivamente è stato raggiunto un aumento del 60% dell’efficienza energetica.

L’edificio concluso ospita una comunità di 250 abitanti e 50 impiegati che hanno a supporto anche l’area verde posta vicino, dove è possibile prendersi cura anche di un orto individuale. Essendo stata considerata dalla giuria del Leeds Architecture Awards una coraggiosa impresa che ha riscosso successo concreto da parte degli utenti, il progetto ha vinto il premio per il recupero sostenibile, organizzato dal London Building Centre, in collaborazione con il Green Building Council.

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