Seminario 08 marzo 2025
I giardini del Frontone sono degli storici giardini di Perugia, siti nel quartiere di Borgo XX Giugno o Borgo Bello, adiacenti alla basilica di San Pietro (445m slm). Oggi si estende per 8.330mq, con un perimetro di 446m. Sono il risultato di stratificazioni storiche, a partire dall’età etrusca (necropoli), fino a diventare gli attuali giardini pubblici; hanno perciò attraversato continue trasformazioni estetiche e funzionali, alcune delle quali conseguenti alle vicende dell’abbazia. Insieme alla funzione cambiò anche il loro aspetto. Oggi sono considerati un luogo civico, perché “la nascita appartiene all’impegno laico, spirituale e culturale dei suoi antenati”.
Passeggio o Giardino, lo chiama Serafino Siepi, “amenissimo prato che si eleva sopra il ridente aprico (luminoso) poggio”, denominato Frontone fin dai più remoti tempi “perché l’aperta sua fronte al cielo ampiamente mostrava”, facendo da fronte a chi veniva da Roma. Lo chiama anche “cumulo di terreno” e afferma che un minimo di argini li aveva già prima degli interventi di Braccio da Montone.





Denominato anche
- Monte Capraio, luogo brullo utilizzato a pascolo
- Monte Calvario, come il luogo di sacrificio di Cristo, consacrato al martirio dei primi cristiani ma anche luogo di esecuzioni capitali e sepolcreto
- Monte Comploiano (campo di Leviano, cognome di colui che qui seppellì il corpo del martire san Costanzo
- Storia
- Il giardino del Frontone è sorto su un’area precedentemente occupata da una necropoli etrusca. Alcuni reperti sono custoditi nel museo archeologico
- Da questa prua, una sorta di fortilizio rivolto a Sud-Est verso la media valle del Tevere, i perugini hanno fronteggiato Ottaviano, divenuto poi imperatore col nome di Augusto, lanciandogli le “ghiande missili” recanti scritte ingiuriose a lui rivolte (Giugliarelli)
- Questa zona, anche secondo Gigliarelli, rimase destinato a fortilizio, a protezione di eventuali attacchi
- In epoca romana, nei pressi di san Costanzo, c’era la “Trabucca”, ossia una camera voltata in cui si lavoravano le malte edilizie e il calcestruzzo romano.
- Essendo ampi gli orti dell’abbazia (X secolo), si ipotizza che si estendessero anche nella zona del Frontone, come continuazione della “Trabucca” di san Costanzo; probabilmente vi erano già degli argini a contenere il terreno
- Si annovera negli annali che fin dal 1278 si teneva la fiera del bestiame di Ognissanti, qui nel borgo di san Pietro
- I resti del forte erano presenti anche ai tempi dell’abate Guidalotti, monaco di san Pietro (siamo nel ‘300); quando ci fu la congiura dei Guidalotti per uccidere Biordo Michelotti (1398), ci fu una rivolta che provocò incendi in quella zona, anche se l’abbazia fu risparmiata.
- Sotto Braccio Fortebracci da Montone, tra il 1414 e il 1420, ci fu la prima sistemazione con la costruzione degli argini a valle (non era ancora stato ampliato il chiostro delle stelle); infatti, all’interno del programma della addizione braccesca, vennero erette delle mura a guisa di argine intorno al sito che venne utilizzato come “piazza d’arme di Braccio” per le esercitazioni militari dei giovani (la “dura palestra”, dice Siepi, 1821, Descrizione topologica….), dove l’erba verde veniva calpestata e talvolta si sporcava di rosso sangue.
- Dopo varie vicissitudini, si stabilì la signoria di Braccio Malatesta Baglioni (1438-1479). Durante la sua signoria, nel 1458 la via regale fu lastricata. Nei pressi fece costruire la chiesa della Madonna di Braccio (1476-1479) [in seguito a una grave epidemia di peste (nel 1782 la chiesa ottagonale fu trasformata per consentire l’allargamento della via]. Qui Braccio Malatesta Baglioni si dilettava nelle sue “delizie”, faceva le sue feste, invitava la donna da lui amata Margherita da Montesperello de la Bernarda, sposata a Francesco de Pietro della Bottarda di porta Borgne. Quindi, alla fine del Quattrocento i passatempi a sfondo bellicoso lasciarono il posto a nuovi divertimenti come la corsa al palio, i tornei e numerose feste, tanto che i giardini presero il nome di “piazza d’Amore“.
- Signoria dei Baglioni dal 1438 fino 1540
- Si trattava fino a questo momento di un terreno privo di alberature, posto dalla parte opposta del Tezio, quindi lontano da possibilità di propagazione spontanea di vegetazione. Era dotato solo di un prato spontaneo, ne sono testimoni i toponimi/denominazioni: orto, cumulo di terreno, spazioso prato…. Anche se è testimoniato che nell’orto del Baglioni ci fossero alberi da frutto e si diceva che fosse più bello del giardino delle Esperidi
- Alla morte del Baglioni (1479) il Frontone venne abbandonato, inglobato nelle proprietà dell’abbazia. Non essendoci notizie da fonti certe su quello che fu il suo utilizzo, si pensa che rimase un enorme prato inutilizzato, lasciato nelle mani della natura incolta fino al Settecento. Nel frattempo ci furono alcune modifiche viarie che contribuirono alla definizione del suo perimetro.
- Nel 1540 finisce la signoria dei Baglioni
- Il primo aprile del 1540, nel territorio perugino furono avvistate le milizie pontificie condotte da Pier Luigi Farnese, costruzione della Rocca
- Nel sei-settecento si consolida lo stato ecclesiastico
- Dal 1561 a Perugia signoreggiava l’Accademia degli Insensati, istituzione linguistico-letteraria, attiva in Perugia dal 1561 al secondo decennio del Settecento.
- Nel 1568 la fiera del bestiame di Ognissanti fu spostata tra santa Giuliana e la Tenaglia, per ragioni di decoro
- Nel 1570, infatti, ci furono trasformazioni urbane. La necessità di ampliare l’abbazia con un nuovo chiostro (chiostro delle stelle, opera dell’Alessi) ebbe come conseguenza un accordo con il Comune. La strada regale verso Roma che costeggiava l’abbazia – passando per la porta medievale – fu traslata, cosicché la porta medievale di san Costanzo rimase inglobata negli orti benedettini; furono costruite nuove mura perimetrali, fino all’attuale porta di san Costanzo, eretta a spese dell’abbazia. Di contro, il comune ebbe in cambio in permuta nel 1585 l’area del Frontone che rimase, tuttavia, non utilizzato, sebbene di proprietà pubblica.
- Fino al ‘700 non si hanno più notizie. L’area venne riutilizzato ad opera degli Arcadi. Secondo l’arciprete Crescimbeni, già nell’ottobre del 1690 l’Accademia degli Arcadi era già attiva a Roma
- Ma chi erano gli Arcadi? Gli arcadi, letterati romani riuniti nel 1689 intorno a Cristina di Svezia, imitavano i costumi dell’Arcadia, provincia della Beozia, proponendo modalità letterarie semplici per opporsi al pessimo gusto che dominava in quel secolo nella letteratura italiana. Assunsero il nome di pastori e componevano poesia e prosa in stile pastorale, a imitazione degli scritti latini o toscani. La loro missione era quella di diffondere nelle varie città la loro posizione e il loro modo letterario, creando così le Colonie dell’Arcadia
- A causa della presenza dell’Accademia degli insensati, la diffusione dell’Arcadia fu più lenta. Giacinto Vincioli, coinvolgendo i colti di Perugia, fondò la Colonia degli Arcadi di Roma, denominata Augusta (fu la 17°, dopo Roma). Fu assegnato come simbolo un lituo, ossia il bastone augurale ricurvo utilizzato dagli antichi sacerdoti corredato di scritta “augurio augusto”….”postquam inclyta condita roma est” ossia “Dopo che Roma fu fondata con un augusto augurio”; (Vincioli avrebbe voluto un’aquila)
- Il 14 ottobre del 1707 si tenne la prima seduta/adunanza dei membri partecipanti alla colonia dell’arcadia, presieduta , forse nella sua stessa casa dall’abate Giacinto Vincioli, uomo di grande erudizione; egli stesso fu eletto presidente, col titolo di vice-custode. Gli arcadi scelsero come luogo l’ampio prato del Frontone e chiesero la concessione di quest’area il “bosco parrasio”. Dopo varie discussioni e confronti tra Comune e benedettini (la disputa verteva sul documento del 1585), con decreto del 26 dicembre i Magistrati lo cedettero formalmente in uso agli Arcadi.
- Quando l’Accademia dell’Arcadia fece il suo ingresso a Perugia, con l’assegnazione degli orti, il Frontone si trasformò in luogo di cultura in cui accogliere iniziative e declamare poesie durante l’estate. Vi parteciparono aristocratici, borghesi, letterati, ecclesiastici e anche le donne
- A partire dal 1708, quindi, la Colonia Arcadia Augusta cominciò a delineare la configurazione attuale dei Giardini. Fu l’abate Vincioli a far trasportare il terreno per livellarlo e regolarizzarlo, creando un dolce pendio e quella specie di prua all’interno della quale si formò l’anfiteatro erboso con gradini semi-circolari (Gigliarelli), circondati da alberelli di olmo campestre, piante care ai pastori (Siepi), robuste e longeve. Forse in questa scelta vi è stata anche la mano delle donne che hanno prestato attenzione agli aspetti decorativi dell’olmo, alla caducità delle foglie, visto che di fatto il Giardino d’inverno non veniva usato. Nel giardino, per l’occasione, furono messe due lapidi, una in latino e l’altra in greco. Di queste lapidi dopo la morte di Vincioli (1684-1742) si è persa ogni traccia
- La prima adunanza pubblica si tenne nel Frontone nel luglio del 1708; fu declamato l’imeneo (canto classico di accompagnamento eseguito in coro, mentre si accompagna la sposa in casa dello sposo). Alle iniziative che si tennero parteciparono numerosi poeti. Le opere declamate furono pubblicate.
- La seconda adunanza pubblica si tenne nell’agosto del 1712; non si hanno notizie certe di altre adunanze durante la vice-custodia del Vincioli (deceduto nel 1742) o di altri custodi
- Nel 1743 fu eletto vice-custode dell’Accademia il Marchese Camillo della Penna.
- Nel 1758, secondo Siepi, la Trabucca fu distrutta
- Nel 1771 l’Accademia fu Restaurata secondo le nuove regole della Restaurazione; seguì la vice-custodia di Luigi Sigismondo Ansidei il quale si prodigò per rinvigorire l’Accademia, insieme ad Annibale Mariotti, a Pietro Baglioni e a tanti altri.
- Nel 1778, con autofinanziamenti (15 paoli ciascuno), furono fatti dei lavori di risistemazione delle mura. La parte destra e sinistra del giardino furono equilibrate grazie a nuove mura di recinzione e di contenimento e fu eguagliato il prato. I rialzi di terra si trasformarono in tre file di sedili a guisa di anfiteatro, inizialmente sempre come sedili erbosi alla francese (fresche zolle), su progetto dell’architetto Vincenzo Ciofi (sec XVII – XVIII). Durante i lavori, furono trovati qua e là resti di corpi, poi “affossati”; Fu celebrata la 1° adunanza Restaurata il 26 luglio con archi, festoni, obelischi, luminarie, rinfreschi. Le declamazioni furono tante. Vi fu grande partecipazione e passeggio fino alle due di notte; seguì una 2° adunanza il 3 settembre.
Nel 1780 fu aggiunta una fila di sedili di travertino e postergale (spalliere), all’emiciclo vennero aggiunte due ali laterali ad andamento lineare, quasi a reggere il lieve pendio, tutto circondato da piante di elci (ossia lecci).. Siamo nell’età dei giardini, nascenti in tutta Europa, secondo il modello rinascimentale. Alle spalle dei sedili gli olmi furono sostituiti da lecci e da siepi di alloro (caro ad Apollo e agli arcadi).
- La 3° adunanza dopo la Restaurazione si ebbe il 23 settembre del 1781
- La 4° adunanza si tenne il 25 luglio del 1782, quando Pio VI tornò dalla Germania. La cerimonia fu organizzata dalla marchesa Anna, figlia di Francesco Raffaelli di Gubbio e moglie del marchese Girolamo Antinori. Gli apparati decorativi furono molto fastosi/pomposi, una indimenticabile festa che celebrava il prosciugamento delle paludi pontine e la sacrestia del Vaticano da parte del pontefice. Vi erano anche padiglioni per cibarie, in fondo una fontana che erogava vino. All’esterno del Frontone, veniva distribuito gelato ai cittadini curiosi. I componimenti furono raccolti e pubblicati lo stesso anno da Baduel. Al centro dell’anfiteatro fu sistemato un iniziale prospetto architettonico contenente immagini del Sommo Pontefice e delle sue imprese sottolineate da epigrafi ed iscrizioni di Annibale Mariotti, poi modificato con l’aggiunta dell’ordine superiore di sedili.
- Fino al 1789 non si ebbero altre manifestazioni. Saggi pastorali vi furono – ma non in questo luogo – nel 1792 e 1795
- Nel 1791 venne sistemato al centro dell’emiciclo, sopra il terzo ordine di gradini, un arco di trionfo di travertino (la struttura è di mattoni) disegnato da Baldassarre Orsini (1778-1780). L’arco – destinato ad accogliere una statua del Dio Apollo, protettore dell’Accademia dell’Arcadia e delle Muse – è delimitato da due colonne e però è stato sormontato da una balaustra e dal Grifo tra due piccole piramidi. Il giardino prende nome proprio dalla fronte dell’arco di trionfo, che chiude il piccolo teatro.
- Nello stesso anno vennero installati “nel suo ingresso più angusto 4 gruppi di pilastri bugnati di mattoni rossi coi loro finimenti di travertino di figura sferica e ottaedra” (Siepi, 1994. P.440). Furono realizzati i 4 percorsi simmetrici, convergenti verso l’ingresso. I percorsi terminavano divergendo nell’anfiteatro di travertino. I viali erano ben delimitati da siepi di viburno. I due viali centrali servivano per le carrozze, quelli esterni per le passeggiate. Lo spazio mediano era occupato da alberi esotici di terza grandezza, fioriferi. Tra gli altri viali vi erano ailanti e catalpe In corrispondenza dei passaggi tra i vari viali, vi erano cipressi, rispecchiando così la tendenza in Italia e in Europa verso l’architettura dei giardini (un po’ rinascimentale, un po’ romantica): geometria, simmetria, prati senza fiori, alberi caduchi ed esotici in maniera da assistere all’alternanza delle stagioni; sempreverdi verso l’esterno (lecci, con foglia lucida, albero sacrale e sempreverde, portamento sferico)
- Nel 1798 morì il vice-custode Ansidei e nel 1800 vi succedette il conte Reginaldo Ansidei che non ritenne più di convocare i Pastori.
- Nel 1798 giungono le truppe napoleoniche ma poco dopo torno lo stato pontificio
- Nel 1798 e 1799 la piazza esterna al frontone fu “brattata” con il sangue per la fucilazione di rei. Il recinto fu utilizzato per accogliere tutti gli armamenti francesi, perciò subì qualche danneggiamento
- Nel 1805 venne a Perugia Pio VII e tutto il prato fu decorato. Dietro all’arco vi si organizzarono fuochi artificiali e sotto l’arco fu messo l’emblema della giustizia. Fu fatta una enorme macchina temporanea, dotata di cupole, statue, ecc…
- Nel 1806, morto Ansidei, divenne vice-custode Giuseppe Antinori che l’anno successivo convocò i Pastori nella propria casa per la XII adunata e qui Serafino Siepi propose una grande adunanza al Frontone
- Il 13 agosto 1807 si tenne l’adunanza, presieduta da Giuseppe Antinori, in un contesto semplice e pastorale, al solo lume di candela, e così quasi tutti gli anni.
- Seguirono altre adunanze che proseguirono fino al 1821
- Nel 1812 la città, non avendo altri luoghi idonei, le diede destinazione a parco pubblico, potenziando l’andamento simmetrico dei viali. Essendo vecchie le alberature esotiche, le sostituì dapprima con gelsi, poi nel 1821 nuovamente con lecci, per uniformità con il contesto e per evitare i depositi di foglie autunnali. con l’aiuto del conte Giulio Cesarei,
- Nello spazio antistante il frontone, invece, nel 1819 furono piantati ippocastani, in sintonia con la moda urbana dell’epoca.
- Nel 1859 i giardini furono teatro di cruenti combattimenti, culminati nelle stragi perpetrate dalle guardie svizzere pontificie verso i perugini insorti; segui il saccheggio nel borgo e nei giardini, luogo in cui al verde spesso si è sostituito il rosso del sangue delle battaglie.
- 1861, unità d’Italia
- Verso la fine dell’’800 venne eseguito un ultimo restauro con cui fu realizzata la vasca e furono realizzate le aiuole
- Per celebrare la ricorrenza del XX giugno, seguendo l’anticlericalismo di Giolitti, nel 1909 fu posto il monumento ai caduti del XX giugno, come cinquantenario. Furono presentati 12 progetti, fu scelto quello di Fringuelli
- Nel 1943, all’ombra dei lecci monumentali, furono aggiunte sei statue in pietra di travertino su alti piedistalli, disegnate dalla scultrice ungherese Livia De Kuzmik, che andassero a rappresentare l’Arte e le sue Muse. Le statue, insieme ad altre, erano state realizzate per il ninfeo del parco della Vittoria (largo Cacciatori delle alpi). Le sculture neoclassiche, espressione dell’epoca, furono realizzate nel 1934 da una scultrice ungherese, allora attiva a Roma, su commissione della città di Perugia. In origine facevano parte di un complesso più ampio del parco, nato per ricordare i caduti della prima guerra mondiale (Parco della Vittoria). Il piano era grandioso, ma purtroppo fu realizzato solo in parte. Furono invece completati la terrazza decorata con sculture che si affaccia su Via Masini e la fontana. Il parco fu demolito nel 1943 e le statue furono conservate per un po’ prima di trovare una collocazione adatta in questo parco cittadino.
- Al progetto del Parco della vittoria (piazzone o piazza d’armi) parteciparono Carlo Bazzani, Alfio Susini, Sisto Mastrodicasa, Giuseppe Grossi, Corrado Stornelli, Pietro Angelini, Dino Lilli e Ugo Tarchi.
- 1944, dalla porta san Pietro entrano le truppe alleate britanniche
- Oggi il giardino è rimasto inalterato, tranne l’area mediana in cui ci sono aiuole delimitate da bosso, una fontana centrale ed erbacee fiorifere
- Il parco è costituito da quattro viali che, paralleli a due a due, confluiscono nell’anfiteatro; i percorsi sono adornati da alberi secolari, simbolo dell’antichità e dell’importanza del luogo.
- La composizione della vegetazione è semplice ma pregiata, con erbacee perenni e stagionali e lecci secolari simbolo dell’antichità e dell’importanza di questo luogo.
- Attualmente è sede di concerti e manifestazioni e durante il periodo estivo ospita una rassegna cinematografica all’aperto
Nel 1943 il Teatro dell’Arcadia è stato arricchito da sei statue. Ogni statua è una rappresentazione allegorica di un ramo dell’arte. Si susseguono nell’ordine le statue allegoriche dell’Architettura, della Scultura, della Pittura, del Teatro, della Musica e della Poesia. Sono tutte opere di Livia De Kuzmik[1] (1898-1976). [2]
Lato sinistro – Poesia, Musica, Teatro
Lato destro – Architettura, Scultura, Pittura
Ogni statua è una rappresentazione allegorica di un ramo dell’arte. Si susseguono nell’ordine le statue allegoriche dell’Architettura, della Scultura, della Pittura, del Teatro, della Musica e della Poesia. Sono tutte opere di Livia De Kuzmik (1898-1976).
Le sei statue sono realizzate in travertino proveniente dalla vicina cava di Tivoli. Fu dato loro lo stesso piedistallo. Sono stati tutti restaurati nel 2017.
- Gli interventi eseguiti nei Giardini
Sull’area vi è un ampio progetto di riqualificazione dell’area verde, eseguito per stralci e attraverso differenti canali:
- Nel 2013 è stato realizzato l’impianto di illuminazione
- Nel 2015 sono state restaurate alcune statue grazie all’Art Bonus
- Nel giugno 2017 è stato siglato un Protocollo d’intesa per la riqualificazione partecipata dei giardini tra il Comune di Perugia, l’Università degli Studi di Perugia, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, l’Archivio di Stato di Perugia, la Delegazione FAI di Perugia, il Tavolo Associazioni Centro Storico e, infine, l’Umbria Institute.
- Nel 2019 è stato restaurato l’arco con i contributi del FAI, attraverso la Delegazione FAI di Perugia
2015 – Il restauro delle stature e del basamento dell’arco, Art Bonus
Valore dell’intervento: 50.000,00€
Lato sinistro – Poesia, Musica, Teatro
Lato destro – Pittura, Scultura, architettura
“Le sei statue presentavano il tipico degrado delle opere lapidee esposte all’aperto. L’azione degli agenti atmosferici e la vicinanza con le alberature avevano creato, nel tempo, estese patine biologiche con presenza di muschi e licheni alterando il colore della superficie del travertino. Altri materiali estranei come polvere, terriccio e guano creano depositi sulle zone meno esposte al dilavamento della pioggia. A questo si aggiunge l’alta porosità del travertino e la trasformazione chimica dei sali in esso contenuti. Le patologie di degrado prima descritte concorrono ad aumentare la porosità tipica del travertino aumentandone le cavità (alveoli) in esso contenute alterando le proprietà meccaniche originarie dello stesso. Alcuni atti vandalici hanno causato la mancanza di alcune piccole porzioni di travertino integrate, ad oggi, con stuccature in gesso.
Le gradinate in mattoni, costituite da laterizi e pietra, rilevano delle incongrue stuccature cementizie. Efflorescenze saline, causate da fenomeni di umidità , alterano la cromia originale del mattone. Gli elementi in travertino presentano numerosi distacchi e mancanze. Il restauro dell’arco e delle sei statue prevede la sistemazione della sola seduta di mattoni e dell’esedra e la ripulitura delle statue.
Gli interventi sono stati suddivisi per opere preliminari estese su tutta la superficie, opere localizzate e puntuali per il paramento di travertino e per il paramento du mattoni. L’ordine segue la cronologia delle lavorazioni.
L’intervento preliminare su tutta la superficie è consistito nelle seguenti fasi operative:
- trattamento preliminare a secco con pennellesse, spatole ed aspiratori atto a rimuovere i depositi superficiali, guano…
- disinfestazione mediante biocida in due stesure di cui la seconda 7 -10 giorni per eliminare la patina biologica.
L’intervento localizzato sul paramento in travertino consiste nelle seguenti fasi:
- disinfestazione mediante applicazioni localizzate di biocida nei punti dove l’attacco biologico è più aggressivo;
- riadesione di scaglie mediante resina epossidica e/o consolidamento mediante silicato di etile;
- operazione di pulitura con impianto di idropulitrice ad acqua calda a bassa pressione e /o lavaggio con acqua distillata e spugna;
- pulitura chimico fisica mediante impacchi in polpa di cellulosa e successiva estrazione di sali solubili mediante applicazioni di acqua demineralizzata in sospensione con carta assorbente e/o similari nelle zone dove sono presenti le croste detritiche e le patine più estese;
- operazioni di rimozione con mezzi meccanici, manuali e/o strumentazioni di precisione dove sono presenti le alveolizzazioni del travertino;
- operazioni di stuccatura finale con malta idonea sul paramento murario in travertino;
- operazione di macrostuccatura nei casi di mancanza o integrazione in pietra;
- revisione cromatica e trattamento superficiale per la equilibratura delle stuccature e dei paramenti lapidei;
- trattamento protettivo impermeabilizzante di elementi lapidei;
- trattamento finale di disinfestazione mediante biocidi a lento rilascio per prevenire la formazione di micro e/o macroflora.
2019 – Il restauro dell’Arco del Frontone a cura del FAI
I Giardini del Frontone, con la loro raffinata cornice settecentesca, sono uno storico luogo d’incontro cittadino. La sua riqualificazione è partita dal restauro dell’Arco dell’Arcadia grazie all’intervento del FAI.
I Giardini sono stati censiti come luogo del Cuore del FAI nel 2016 e hanno ricevuto 10.545 voti. L’intervento, richiesto dal Comune di Perugia e finanziato dal FAI con Intesa Sanpaolo, ha permesso il restauro dell’Arco del Frontone, che è stato riconsegnato ai cittadini a maggio 2019. Il contributo del FAI e di Intesa Sanpaolo è stato di 20.000 euro.
I lavori hanno riportato il monumento e le sue decorazioni (il Grifo, le piramidi e le sfere) al loro aspetto originario, grazie a disinfestazione superficiale, consolidamento materico con stuccatura dei paramenti decorativi e murari, pulizia dell’opera e trattamento finale per prevenire la formazione di micro-vegetazione.
L’intervento di restauro ha migliorato la solidità dell’arco che poggia sui gradoni e, contemporaneamente, ha restituito l’estetica originaria alle superfici del bene e ai suoi elementi decorativi. Il restauro è stato suddiviso in tre fasi:
1. un intervento preliminare esteso, su tutta la superficie, finalizzato alla rimozione dei depositi superficiali e ad una prima disinfestazione attraverso biocida;
2. un intervento specifico per il paramento in travertino ed uno per il paramento in mattoni che ha previsto, oltre alla normale pulitura e trattamento delle superfici, anche una stuccatura e una revisione cromatica dei materiali che compongono il bene, il Grifo e i finimenti posizionati sopra i pilastri.
3. Infine, l’intervento si è concluso con il trattamento impermeabilizzante degli elementi lapidei e con un trattamento finale volto a prevenire la formazione di micro e/o macroflora che andrebbero a danneggiare l’estetica dell’Arco.
L’obiettivo del restauro era quello di riportare le basi dell’Arco dell’Arcadia e le sue decorazioni (il Grifo, le piramidi e le sfere) al loro aspetto originario, attraverso l’utilizzo di prodotti e tecniche specifiche per trattare il materiale calcareo di cui sono composti. Dopo un iniziale lavaggio a terra e in laboratorio, e un trattamento per la pulitura delle decorazioni da materiale organico e inorganico, i finimenti, che presentavano numerose lesioni e distaccamenti, sono stati stuccati e velati così da presentare un colore uniforme. Gli elementi in ferro ed i metalli, infine, sono stati trattati con solventi specifici che aiutano a prevenirne l’ossidazione.
Bibliografia
- Alberto Grohmann, Le città nella storia d’Italia, Perugia-Bari, Laterza, 1981. ISBN 8842030392
- Raffaele Rossi, Storia illustrata delle città dell’Umbria, Perugia-Milano, Elio Sellino Editore, 1993. ISBN 8823600510
- Enzo Marcaccioli, Campus Orti Sancti Petri: omaggio al borgo bello, Perugia, Futura, 2009. ISBN 8895132483
[1] De Kuzmik, Livia, scultrice, (Budapest 1898 – Firenze 1976), SIUSA –
Livia De Kuzmik studiò scultura a Budapest con Ede Telcs, poi a Londra con il professor Whiting della Royal Academy e della Heatherley school of art, e infine all’Accademia reale a Roma, con Arturo Dazzi. All’Università di Firenze, fu allieva di Roberto Papini, di cui divenne la seconda moglie. Dopo la morte di Papini, nei tardi anni Sessanta Livia si recò in America, con un incarico alla Northwood University, nel Michigan. Partecipò alle Biennali di Venezia degli anni 1932, 1936, 1938 e 1949, sempre fra gli artisti italiani. Le sue opere scultoree furono esposte alla Royal Academy di Londra, e a mostre internazionali tenutesi a Parigi, Copenhagen, Budapest, Madrid, Washington, Venezia, Rio de Janiero, Milano e Firenze. La sua attività giovanile è documentata da una medaglia in bronzo rappresentante una “Fanciulla di profilo”, databile circa 1920 e apparsa sul mercato. Tre opere della scultrice sono conservate a Villa I Tatti. Due sono costituite da statuette di porcellana rappresentanti “Adamo e Eva” e recano sul fondo la firma a penna dell’autore, assieme all’indicazione impressa “HERDEN” su l'”Adamo”, “HERDEN / HUNGARIA / 1941” su Eva. La terza opera è costituita dal ritratto a mezzo busto di “Bernard Berenson” (1958) firmato “L. Papini”.


